Da quasi due anni non frequenta i corsi all'Università. Entra al campus il meno possibile, perché per mesi qui, nei corridoi della facoltà di Giurisprudenza, è stata inseguita, insultata e quasi picchiata dal suo ex fidanzato, che davanti a tutti le gridava «puttana». Da due anni non esce di casa da sola. Non prende il 18, non va al supermercato del quartiere. Lo fa solo se scortata dalla sue amiche. Quelle che l'hanno salvata quando, dopo l'ultimo abuso, senza un soldo, è scappata dalla casa di lui. Un luogo di pericolo. Un posto che non è mai stato un rifugio, nemmeno all'inizio della loro relazione. La convivenza e il problema con l’alcol Lo ha spiegato lei stessa, questa ragazza impaurita come lo saremmo tutte, assistita dall'avvocata Anna Rosa Oddone, quando ha denunciato: «Mi sono accorta dai primi giorni di convivenza che aveva un problema con l'alcol. Io ero appena scelto Torino come città per studiare. Avevamo già una relazione, ma a distanza. Lui mi ospitava. Seguivamo gli stessi corsi, stessa facoltà. Ma la sera si ubriacava spesso. Troppo spesso. E ogni volta in cui lo faceva diventava aggressivo. A un certo punto ha iniziato a bere ogni sera. Ha cominciato a colpirmi. Anche a dirmi: “Ti prenderei a pugni finché non muori». Violenze, minacce e fuga dalla casa dell'ex compagno Sono serate infernali. Di grida e telefoni lanciati addosso. Di braccia strette con la forza e minacce: «Ti butto giù dal balcone». «Una sera ho provato a telefonare alle amiche per chiedere aiuto - ha raccontato la studentessa - ma lui mi ha strappato il cellulare dalle mani e mi ha colpita. Mi sono fatta delle foto. È capitato ancora. Mi ha stretta fino a coprirmi di lividi. Sono scappata da quella casa e sono andata in un appartamento con delle amiche». Stalking, aggressioni e paura nel campus universitario La relazione è finita, finalmente. Ma lo studente, indagato per stalking, minacce e violenza privata e difeso dall'avvocato Iglif Zorbi, non lo accetta. Tende agguati alla ex ovunque. All'Università, dove grida davanti a tutti e cerca di picchiarla. Sotto casa. Alle feste. «A una di queste, ubriaco marcio, ha detto, rivolto a me e alla mia amica: “Buttiamo fuori questi animali”. Poi ci ha spinte giù dalle scale. Mi ha mandato milioni di messaggi. Mi ha chiamata di notte. Mi ha minacciata di non chiamare la polizia. Mi ha colpita sulla bocca». Sono mesi di angoscia. Per la pm Chiara Molinari, il comportamento dell'indagato ha creato nella parte offesa «un perdurante e grave stato di ansia e di paura, ingenerando un fondato timore per l'incolumità personale». Non solo. Lui «l'ha costretta a non frequentare i corsi universitari per paura di incontrarlo, cambiando così le proprie abitudine di vita, costringendola a non uscire da sola». Anche le sue amiche erano terrorizzate. Una di queste, parte offesa nel procedimento penale, si sentiva dire dall'indagato: «Le farò delle cose che non riuscirà mai a dimenticare». Patteggiamento, pena sospesa e percorso di recupero Lo studente, che durante l'indagine è stato colpito dal divieto di avvicinamento e poi dall'obbligo di presentazione alla pg, all'interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non ha mai parlato. Il suo legale ha chiesto di patteggiare. La pm ha espresso parere favorevole e la gip Francesca Morelli ha stabilito per lui una pena di un anno e due mesi con pena sospesa, a condizione che frequenti un percorso al Cerchio degli uomini, associazione che lavora sul recupero dei maschi violenti. Lui dovrà dare 500 euro all'ex fidanzata e 150 all'amica. Conseguenze psicologiche e studi universitari compromessi Ma i danni che la studentessa ha patito sono incalcolabili. A 20 anni ha dovuto rallentare, quasi interrompere, gli studi. Ha gli incubi tutte le notte. E in quel posto che dovrebbe essere casa sua, l'Università, lei non riesce più ad entrare.