Quando Leone XIV, durante il volo verso Madrid, ha definito la pedofilia nella Chiesa «una piaga ancora aperta», probabilmente sapeva bene che stava entrando in uno dei terreni più delicati della sua visita in Spagna. Non si tratta infatti soltanto di una questione ecclesiale, ma di una ferita nazionale che negli ultimi anni ha modificato profondamente il rapporto tra la società spagnola e la Chiesa cattolica. A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, in Spagna il tema degli abusi è uscito da tempo dalle sacrestie e dalle cancellerie ecclesiastiche per diventare una questione pubblica, politica e culturale. Decisivo è stato il ruolo del giornalismo investigativo, in particolare quello del quotidiano El País, che attraverso anni di inchieste ha portato alla luce migliaia di casi di abusi commessi nell’arco di oltre mezzo secolo e spesso occultati o minimizzati dalle autorità ecclesiastiche. È stata proprio la pressione dell’opinione pubblica, alimentata da queste rivelazioni, a spingere il governo di Pedro Sánchez verso la costituzione di una commissione parlamentare indipendente incaricata di fare luce sul fenomeno e di quantificarne l'effettiva portata.

NOVITÀ VERA La vera novità, però, non riguarda soltanto i numeri. In Spagna si è formata una coscienza collettiva nuova, meno incline ad accettare silenzi e giustificazioni. In questo contesto assumono un peso particolare le parole di re Felipe VI durante l'incontro con il Pontefice. Per la prima volta il sovrano ha affrontato esplicitamente il tema riconoscendo, da un lato, «l'enorme lavoro sociale» svolto dal cattolicesimo spagnolo; dall'altro ha però evidenziato come «non possa esserci contrasto maggiore» tra questa missione e il dolore provocato. Ancora più significativa è stata la richiesta di «chiarezza e fermezza» nel percorso di guarigione e riparazione, un richiamo palese anche alla questione dei risarcimenti economici. Ed è proprio qui che si trova oggi il nodo più difficile. Perché il dibattito non riguarda più soltanto il riconoscimento delle responsabilità o la richiesta di perdono. Riguarda la riparazione concreta del danno subito dalle vittime. Un terreno sul quale persistono ancora resistenze significative all'interno di settori dell'episcopato, preoccupati dalle conseguenze economiche che potrebbero derivare da un sistema di indennizzi esteso. Il timore, neppure troppo nascosto, è quello di un'ondata di richieste risarcitorie in grado di incidere pesantemente sul patrimonio ecclesiastico.In questo senso la Spagna rappresenta oggi un laboratorio particolarmente interessante anche per altri Paesi cattolici. Il confronto con l'Italia appare inevitabile. Mentre Madrid ha accettato il principio di un'indagine indipendente su un periodo di circa cinquant'anni, la Chiesa italiana ha finora scelto di limitare l'analisi ai casi emersi dal 2000 in poi e mantenendo il controllo diretto sul processo di raccolta dei dati. Ancora più evidente è la differenza sul fronte della giustizia riparativa, tema che in Italia non è mai entrato nell'agenda pubblica ecclesiale.Per questo motivo la visita di Leone XIV viene osservata con particolare attenzione. Non soltanto per ciò che dirà, ma anche per ciò che farà. Forse già oggi dovrebbe incontrare alcune vittime. Un gesto importante sul piano pastorale. Resta tuttavia aperta una domanda: basterà un incontro privato in un Paese dove la richiesta di riconoscimento è ormai pubblica e collettiva? Le associazioni delle vittime sembrano aspettarsi qualcosa di più. ALTA TENSIONE La tensione resta alta anche attorno alla prevista visita papale al monastero di Montserrat. Proprio nei giorni scorsi una vittima si è presentata alla nunziatura chiedendo che l'appuntamento venisse cancellato, sostenendo di non aver ricevuto alcun indennizzo nonostante i meccanismi di compensazione introdotti dopo gli accordi tra governo e Chiesa. In controluce emerge una questione ancora più ampia. Negli ultimi anni la credibilità della Chiesa è stata erosa anche dalla gestione tardiva e difensiva degli scandali. E ciò che molti attendono adesso sono gesti capaci di trasformare le parole in giustizia. © RIPRODUZIONE RISE