L’imprenditore delle pentole si è spento a 83 anni nella sua Candelara. Il ricordo del figlio GiuseppeRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Era accanto a me quando si è spento. E’ morto nella sua casa, tra le sue cose, tra i suoi quadri, tra tutto quello che amava. E’ morto senza soffrire, non si lamentava mai. Per me è stato un onore essere stato suo figlio", dice Giuseppe, il figlio di Gastone Bertozzini, presidente di Confindustria provinciale dal 1994 al 1998, Cavaliere del Lavoro nel 2007, premio Rotondi per il suo mecenatismo sempre nel 2007, artefice della fondazione Cultura di Confindustria, componente del cda della Fondazione Cassa di Risparmio. E’ stato tante cose Gastone Bertozzini. Anche politico perché si presentò nel 1992 alle politiche con la Dc: arrivò secondo, con 39.414, alle spalle di Marcello Stefanini. Un uomo poliedrico, aspro nelle battaglie "ma anche un uomo molto generoso". Un imprenditore che ha segnato la vita imprenditoriale della città e della provincia.
Aveva 83 anni Gastone Bertozzini e da ormai trent’anni aveva lasciato la sua casa di viale Trento per vivere nel borgo di Candelara. Dove tre giorni fa ha bussato il parroco per l’estrema unzione. Ultimo collegamento con la vita. Poi è entrato in coma. Seconda generazione di una famiglia di imprenditori edili – tutto il blocco dell’ex hotel Mamiani dietro il Comune una delle tante opere –, Gastone poi cambia strada. Lascia il settore immobiliare per entrare con una piccola quota nella fabbrica di pentole "Tvs" che da società quasi artigiana diventa una delle più importanti del settore a livello nazionale raggiungendo anche i 100 milioni di fatturato. "Tra le grandi intuizioni di mio padre ci fu quella di chiamare grandi nomi dell’architettura e del design come Mario Cucinella e Mario Botta per trasformare uno strumento da cucina fondamentalmente nero in un oggetto, colorato, d’arredo", ricorda il figlio Giuseppe che è oggi amministatore delegato di quella azienda costruita dal padre. La "Tvs" era la sua creatura: cresciuta talmente tanto che aveva dovuto allargare gli stabilimenti spostandoli da Urbino a Fermignano.







