HomeMonza BrianzaCronacaIn Tribunale per un accendino. Il pacco arriva vuoto e manomesso. I sei anni di calvario del postinoUna spedizione per far riparare un manufatto di scarso valore si era trasformata in un incubo . La padrona aveva intentato causa all’ufficio, il portalettere incaricato aveva rischiato il posto.Una spedizione per far riparare un manufatto di scarso valore si era trasformata in un incubo . La padrona aveva intentato causa all’ufficio, il portalettere incaricato aveva rischiato il posto.Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciI tempi della Giustizia, le lungaggini dei Tribunali, carte bollate e scartoffie, avvocati, testimoni, giudici. La cronaca lo racconta molto spesso. In Italia è così da tempo, tra una riforma della Giustizia e l’altra, effettiva o solo annunciata. Ne sa qualcosa un umile postino di cui andiamo a raccontare la storia.
Una vicenda che affonda le sue radici a oltre cinquant’anni fa. Accade tutto in Brianza. All’ufficio postale di un piccolo paese. Siamo a Carate Brianza ed è qui che lavora il protagonista suo malgrado di questa vicenda.
Il 26 ottobre del 1971 si ritrova infatti denunciato (a piede libero) con un’accusa infamante: quella di aver commesso un furto. Per di più all’interno del posto in cui lavora e ai danni di una comune cittadina, un utente del servizio pubblico. La signora attende di ricevere un pacchetto spedito per raccomandata con un oggetto a lei molto caro. Un oggetto evidentemente non così prezioso dal punto di vista economico, dato che viene spedito in una banale busta con la dicitura “campione senza valore”. Al suo in terno, dovrebbe trovarsi un accendino a cui la signora tiene molto, probabilmente per ragioni affettive. Lo ha mandato a riparare in una ditta specializzata a Magenta, in provincia di Milano. E il postino fa quello che ci si attenderebbe da lui: vale a dire, si presenta a casa della signora col pacchetto dell’accendino appena riparato.








