L’avvio ufficiale dell’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini ha radunato una folla commossa nella chiesa di San Bartolomeo a Como. I fedeli sono accorsi numerosi per assistere ai primi passi di un cammino finalizzato a riconoscere la santità di un sacerdote avvertito da tutti come familiare, un "fratello maggiore, mite e saggio" che continua a vigilare sulla sua comunità. L’introduzione della causa, autorizzata con una tempistica sorprendentemente rapida dal Dicastero delle Cause dei Santi, riflette l’immediatezza con cui la memoria di don Roberto si è propagata in Italia e all’estero. Durante la celebrazione il Vescovo di Como, il cardinale Oscar Cantoni, ha rivelato un particolare della vita del sacerdote: nella sua modesta abitazione a San Rocco, don Roberto passava lunghe ore davanti a una finestrella che si affacciava direttamente sulla chiesa sottostante, permettendogli di puntare lo sguardo dritto sul tabernacolo. "Lì, nei momenti di stanchezza e solitudine, egli contemplava il “suo Gesù“, ricevendone in dono un’amicizia divina che ne ha plasmato i tratti di delicatezza, dolcezza e misericordia". Davanti al Vescovo hanno giurato il Postulatore della causa, monsignor Ennio Apeciti, il Delegato episcopale don Enzo Ravelli, il Promotore di giustizia don Alberto Dolcini, la Notaio attuario Giusi Corbetta e il Notaio aggiunto Andrea Gattoni. Accanto a loro, hanno assunto l’impegno formale per la raccolta documentale i membri della Commissione storica: padre Luigi Nuovo, Marco Gatti e don Gianluca Salini.