Il sistema economico della Repubblica di San Marino è del tutto estraneo alla maxi frode sull’Iva scoperta dalla Guardia di Finanza di Prato e coordinata dalla Procura europea. A metterlo in chiaro, a ventiquattr’ore dalle prime notizie sull’indagine, è il Congresso di Stato, che interviene per circoscrivere l’accaduto e difendere l’integrità del tessuto imprenditoriale del Titano. L’operazione ha smantellato un’associazione criminale dedita a una colossale evasione fiscale sull’importazione di vetture di lusso dalla Germania, basata sull’interposizione fittizia di società inesistenti con sede, solo sulla carta, a San Marino. I riscontri investigativi confermano però che si è trattato di un bluff documentale.
"I fatti emersi – sottolinea con fermezza il governo sammarinese – delineano un sistema fraudolento fondato sull’utilizzo di soggetti giuridici inesistenti per l’ordinamento sammarinese e sulla falsificazione della documentazione relativa all’assolvimento dell’imposta monofase".
Dalle indagini non risulta infatti alcuna attività reale sul territorio: "Le condotte oggetto di indagine sono state ideate e realizzate al di fuori del sistema economico del Paese, che viene richiamato esclusivamente quale riferimento documentale privo di riscontri concreti nella realtà operativa". Nessun operatore locale autorizzato è dunque rimasto impigliato nella rete della Procura europea. Una tenuta, quella del Titano, che il governo rivendica con forza, ricordando come negli ultimi anni la Repubblica "abbia infatti progressivamente rafforzato il proprio sistema di controllo", blindando il Paese da infiltrazioni di questo tipo.











