Roma, 7 giugno 2026 – In uno scenario segnato da missili ipersonici, droni d’attacco, minacce cyber e competizione nello spazio, la difesa aerea non è più soltanto una questione di velivoli e intercettori. È diventata una rete integrata di sensori, dati, satelliti, sistemi di comando e controllo, industria, personale altamente qualificato e cooperazione europea. Il pilota resta centrale, ma il suo ruolo cambia: non è più soltanto un uomo ai comandi, bensì un nodo decisionale avanzato all’interno di un sistema aerospaziale sempre più digitale, multi-dominio e interconnesso. A delineare il presente e il futuro prossimo di quello che si configura ormai come un ecosistema tecnologico avanzato, a forte connotazione spaziale, è il Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare.

Generale, il mondo della difesa aerea è cambiato radicalmente. In quali direzioni?

“Lo scenario globale ha ridefinito i propri equilibri. I recenti conflitti in Ucraina e le instabilità in Medio Oriente evidenziano una soglia di minaccia senza precedenti. Missili balistici, vettori ipersonici e sistemi a pilotaggio remoto mettono alla prova le architetture difensive tradizionali. Per preservare l’efficacia della deterrenza sono indispensabili investimenti strategici significativi, la cui sostenibilità nel lungo periodo è strettamente legata alla capacità degli Stati alleati di muoversi in modo coeso e sinergico. Come ha recentemente sottolineato il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, nessun Paese europeo può pensare di rispondere da solo alle sfide di sicurezza attuali: l’integrazione e lo sviluppo di capacità comuni, a partire dalla difesa aerea e missilistica, non sono più un’opzione, ma una necessità vitale”.