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Roberta Scorranese

Una mostra al Mart rimette al centro l'artista delle cose in movimento

Senza Parigi, Picasso sarebbe diventato Picasso? E se non ci fosse stata New York oggi faremmo la coda alle mostre di Andy Warhol? Forse no. Perché qualche volta sono le città che definiscono un artista. E così, se non fosse andato prima a Roma e poi a Parigi, è probabile che le celebri figure luminose, elettriche, piene di movimento dipinte da Giacomo Balla non sarebbero diventate delle piccole icone futuriste.

Basta guardare la mostra che si è appena aperta al Mart di Trento e Rovereto, dove viene esposta la raccolta completa di opere di Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna. Tutto, in Balla, è luce e dinamismo: che si tratti del bozzetto di un abito come di un dipinto astratto o di un arazzo. Quello stesso dinamismo che respirò, poco più che ventenne, quando si trasferì a Roma, nel 1895. La città, fresca capitale, era un cantiere frenetico: nuove strade (via Nazionale, per esempio), interi quartieri edificati in poco tempo. La lezione divisionista appresa nella sua Torino, dove era nato nel 1871, assume nell’artista una base sulla quale lavorare: i filamenti luminosi sulla tela aspettavano solo un clic per accendersi di colpo come le luci forti che punteggiavano le strade di Parigi, città che lui vide per la prima volta all’alba del Novecento.