VENEZIA - «Siamo ormai entrati nella sesta estinzione di massa. Non è più possibile evitarla. Possiamo solo limitare i danni, se agiamo subito e radicalmente». Non ha usato giri di parole Jeremy Rifkin, economista, sociologo, attivista e saggista statunitense, intervenuto ieri mattina dalla Casa di The Human Safety Net, alle Procuratie Vecchie, ospite della "Venice climate week 2026" in programma fino all'8 giugno. Un'iniziativa volta a proporre un confronto su una delle sfide più urgenti del tempo presente: come ripensare il rapporto fra ambiente, risorse naturali e comunità umane. Un laboratorio internazionale dedicato al futuro del pianeta, che quest'anno è stato dedicato al tema "Planet aqua, planet peace" introducendo una prospettiva innovativa.
L'intervento Conosciuto nel mondo per essere uno dei principali teorici ed esperti di sviluppo sostenibile, transizione energetica ed economia circolare, Rifkin ha tenuto alta l'attenzione del pubblico presente, ponendo l'accento su alcuni suoi cavalli di battaglia. Il tema dell'acqua è stato il vero filo conduttore dell'intero intervento, al centro anche della sua ultima pubblicazione dal titolo "Pianeta acqua. Ripensare la nostra casa nell'universo" (Mondadori). Nelle pagine del testo le sue pubblicazioni sono tradotte in 35 lingue emerge una rivoluzione concettuale: considerare il nostro pianeta non più come "Terra", ma come un organismo dominato e regolato proprio dall'Acqua. «La tropicalizzazione del Mediterraneo - ha proseguito a margine, soffermandosi sulla questione della sesta estinzione di massa, che può essere descritta come l'attuale fase di rapidissima perdita di biodiversità globale, la prima causata dall'attività umana - sta già facendo scomparire specie ittiche che hanno milioni di anni. E ne sta introducendo di nuove, maggiormente adatte alle acque più calde. I rischi sono sotto gli occhi di tutti: sono quelli relativi ad un eccesso di acqua (basti pensare agli uragani o alle inondazioni) e, allo stesso tempo, ad una sua scarsità (desertificazione dilagante, siccità catastrofiche)». Che cosa fare, dunque? Rifkin non ha dubbi. «Dobbiamo adattarci all'idrosfera e smetterla di cercare di adattarla ai nostri bisogni, poiché essa è più forte di noi». Il che significa «smetterla di costruire in aree dove l'idrosfera vuole passare liberamente, di riempire il mare di plastica e di sversare le peggiori porcherie industriali in laghi e fiumi. Abbiamo iniziato ad adattare l'acqua a noi, questo il nostro errore. Siamo nella sesta estinzione nella vita del pianeta e sui giornali non se ne parla». Non ci sono a disposizione «manuali» che ci consentano di «farci adattare concretamente a questa crisi. Tutto, in questa società, è ormai estrattivo. Non dovremo più adattare l'acqua a noi, ma noi adattarci ad essa, altrimenti tutto crollerà». In sintesi, rivalutare il nostro modo di vivere «e creare un nuovo libro delle istruzioni». Rifkin ha sottolineato come l'acqua sia la «forza della vita per eccellenza. Non dovrebbe dunque l'interrogativo avere dei diritti giuridici e legali?». L'economista e saggista ha sempre denunciato la crisi globale dei nostri giorni, a suo dire determinata dal modello economico fossile e dall'ideologia del "progresso a ogni costo". Da qui l'importanza di abbandonare i combustibili fossili abbracciando sempre più un'economia circolare e fonti di energia rinnovabili.Da Trump a Venezia A riguardo non è mancata una stoccata al presidente americano Donald Trump: «Non capisce quanto l'energia solare ed eolica siano preziose». Poi un riferimento a Venezia, «la prima città che ha approvato una risoluzione per la protezione dell'idrosfera proprio durante la passata edizione della "Venice climate week". In quell'occasione il messaggio è partito e adesso deve essere raccolto anche da tutte le altre città; dalle istituzioni internazionali e dal Parlamento europeo. Non basta il Blue Deal - ha proseguito - ma, come dice il mio amico Gunter Pauli (imprenditore belga, iniziatore dell'economia blu, ndr), si tratta di creare un nuovo paradigma per una Blue Economy in cui l'idrosfera diventi la base di una nuova economia, sempre nel rispetto dell'acqua. Vista non come occasione di profitto, bensì come fonte di vita e bene comune che ha dei diritti legali, a partire dal diritto a scorrere liberamente (e chi può impedirglielo!). Questo comporta un rivoluzionario cambiamento di paradigma e di mentalità, per noi umani». Riprendendo il titolo del libro di Rifkin, come ripensare, dunque, la nostra casa nell'universo? «Innanzitutto adottando un nuovo nome per il pianeta: non più Terra, ma Acqua. Dobbiamo spiegare ai bambini - ha evidenziato, annunciando che la sua prossima pubblicazione sarà dedicata all'intelligenza artificiale - che il loro è un pianeta di acqua, appunto. Se la litosfera si trova anche su tutti gli altri pianeti, l'idrosfera è solo sul nostro. Motivo per il quale il pianeta va rispettato e gestito con nuove forme di governance da adottare su scala bioregionale e dunque internazionale, perché gli uragani non si fermano alle frontiere e non rispettano i limiti introdotti dall'uomo: li superano con la stessa disinvoltura del disastro del Vajont». Rifkin ha accennato anche al ruolo dei militari, affermando che presteranno sempre più attenzione al mutamento climatico, con «truppe» chiamate ad andare ad aiutare le persone «a sopravvivere e a continuare a prosperare» a causa di fenomeni di allagamenti e siccità che saranno sempre più pericolosi. Davanti al pubblico presente, lo scrittore e saggista statunitense ha affrontato un'ulteriore questione, legata al concetto di microbioma umano. «Cambierà le regole del gioco. Tutti qui, presenti in questa sala, siamo degli ecosistemi. Letteralmente. Ogni persona che abita questo pianeta lo è, perché abbiamo milioni di creature nel nostro corpo: batteri, virus, microrganismi. È la biologia stessa a dirci che ciascuno di noi è un ecosistema. E questo è magnifico». La conclusione dell'intervento l'ha affidata invece al tema dei campi elettromagnetici, «che sono ovunque. Tutto ciò che noi facciamo "riemerge" a migliaia di chilometri, a livello termodinamico. Insomma, le nostre azioni si ripercuotono in altre parti del pianeta. Non è qualcosa di straordinario?». Il fatto che ormai stiamo passando in una nuova «era storica», in cui l'acqua «detterà il futuro», per Rifkin è una certezza. Ed è proprio per questo, il suo avvertimento, risuonato più come una promessa, che «dovremo gestirla in modo del tutto diverso».













