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Fra il 2023 e Giorgia Meloni si trovava a Londra al Summit sull’AI. Anch’io ero lì per lavoro. Dal 2023 al 2026 il mondo dell’intelligenza artificiale ha già attraversato diverse rivoluzioni tecnologiche. Le hanno spinte le innovazioni nel computing e il rilascio sul mercato di modelli open source cinesi. È una corsa che si gioca essenzialmente tra Stati Uniti e Cina. Ci sono poche eccezioni europee. Sono legate più all’hardware per l’AI che ai modelli fondativi puri. Penso all’olandese Asml, monopolista mondiale delle macchine per la litografia. C’è poi il Regno Unito. Grazie alla sua tradizione accademica sta facendo emergere ottime aziende.

In Italia, del potenziale di questa rivoluzione è arrivato ben poco. E quando è arrivato, ha riempito le tasche di qualche autore di libri con la sottana e conferenziere. Al resto della popolazione è rimasto poco o nulla. Da noi si manifestano di continuo più le paure, i pericoli e le disgrazie che l’AI «potrebbe» portare. Si parla molto meno delle opportunità e dei problemi che si possono risolvere. Il problema è semplice. Chi oggi guida le policy e ha rilevanza pubblica non ha mai lavorato con l’AI. Probabilmente chi ci si è avvicinato di più è stato Veltroni, quando ha pubblicato sul Corriere il suo dialogo con Claude.