ROMA - Un altro mese di proroga degli sconti al distributore. Il taglio delle accise, finanziato con l'extragettito Iva, potrebbe estendersi fino ai primi di luglio. La data cerchiata sul calendario è il 4: questa l'ipotesi su cui si sta lavorando. I tecnici stanno ancora effettuando le ultime valutazioni sulle risorse a disposizione grazie agli incassi di maggio. Il tema centrale è e resta quello dei fondi e, come nei giorni della manovra di bilancio, una parte della politica è tornata a bussare alla porta delle banche, evocando contributi straordinari per gli istituti di credito. Lo ha fatto ieri il ministro dei Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, tirando in ballo, citandole per nome, sia Unicredit sia Intesa Sanpaolo. Un'uscita accolta in Borsa con una sbandata dei titoli, poi in parte rientrata. A fine seduta le due banche hanno chiuso in rosso: -1,38% per il gruppo guidato da Andrea Orcel e -0,30% per quello guidato da Carlo Messina. Un'idea dell'orizzonte temporale del nuovo intervento è stata fornita dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Il governo sta valutando di prolungare fino a fine giugno i provvedimenti adottati; il problema del caro energia, però, non è legato solo all'emergenza, è un problema molto contingente, ma anche complessivo, perciò chiediamo il mercato unico europeo dell'energia». Il decreto ministeriale che il dicastero dell'Economia e delle Finanze sta predisponendo, per permettere di continuare con gli sconti anche dopo la scadenza di oggi, potrebbe concedere anche qualche giorno in più, coprendo quindi almeno i cinque giorni lavorativi dell'ultima settimana di giugno che sfociano nel mese di luglio. Resta da capire se l'intervento comporterà anche una riduzione, probabile, del taglio. Già l'ultima proroga, effettuata in due tempi, aveva dimezzato da 20 a 10 centesimi l'intervento sul gasolio, mentre la precedente aveva abbassato a 5 centesimi lo sconto sulla benzina. Il nodo è sempre quello dei soldi a disposizione. Finora i diversi provvedimenti, che si sono susseguiti da metà marzo per tamponare i rincari al distributore provocati dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, sono costati circa 2 miliardi.