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Lo sfogo dei Guidi in una lunga nota firmata assieme agli avvocati "Per Innocenti nessuna privazione della libertà: siamo smarriti".

FIRENZEUna lunga nota destinata alla stampa con cui i genitori, la sorella e il cognato di Eleonora Guidi, la giovane madre uccisa dal compagno a Rufina l’8 febbraio 2025, affiancati dai loro legali, affermano di non potersi "dichiarare oggi soddisfatti o sufficientemente tutelati dal tenore della misura di sicurezza della libertà vigilata disposta nel confronti dell’indagato Lorenzo Innocenti", ciò "sia perché i nostri consulenti erano giunti alla conclusione che l’indagato fosse già in grado di seguire coscientemente il processo ma soprattutto perché tale misura gli consente ampia libertà di movimento, con prescrizioni che, ai nostri occhi, non tutelano né noi né il minore". I Guidi, parti offese assistite dagli avvocati Mario Taddeucci Sassolini e Jacopo Piccioli, anche rispetto alla perizia psichiatrica disposta dall’autorità giudiziaria che dichiara in questo momento Innocenti "incapace di prendere parte al processo sulla scorta di un’opinione peritale che si presta a censure di merito e di metodo", rilevano che "non si è tenuto nella minima considerazione quanto riportato nelle cartelle cliniche ad opera di chi ha avuto in cura l’Innocenti sino ad oggi; atti cioè che illustrano un soggetto perfettamente consapevole dell’esistenza del processo e dei conseguenti incombenti". Gli stessi fanno osservare che "con l’applicare all’Innocenti la libertà vigilata il giudice ha smentito l’opinione peritale, che aveva concluso in ordine alla insussistenza della pericolosità sociale dell’Innocenti. È lecito chiedersi per quale ragione i periti dovrebbero essere considerati attendibili quando trattano la materia della capacità di stare nel processo dell’indagato, e viceversa non lo siano quando negano la pericolosità sociale". Ma soprattutto manifestano una "particolare apprensione in ordine alle cautele da adottarsi" dato che "la misura applicata all’Innocenti non impone a costui obblighi che incidano sulla libertà personale, il che procura in noi un profondo e comprensibile stato di angoscia ed un profondo smarrimento nell’intera comunità che ci sostiene".La sorella di Eleonora, Elisabetta, il padre Giovanni Guidi, la madre Cristina Tonni e il cognato Daniele Bechelli lamentano anche un "forte disappunto per il rigetto della istanza di sequestro dei beni dell’Innocenti", sequestro, sottolineano coi loro avvocati Taddeucci Sassolini e Piccioli, "che la legge dichiara obbligatorio in caso di omicidio del convivente in presenza di un minore, così come non si comprende la ragione della mancata comunicazione di revoca della misura di sicurezza detentiva alle persone offese, che ne avevano fatta richiesta". "Siamo persone offese", spiegano, a causa di "un’azione omicida commessa dal compagno di Eleonora, lasciando un piccolo orfano di 2 anni tra le braccia degli zii, che lo hanno accolto con tutto l’amore possibile ma che hanno bisogno anche di sicurezza e di giustizia per poter svolgere serenamente il loro difficilissimo ruolo, anche in prospettiva con la crescita del bambino". "Devastati dal dolore ed increduli di fronte ai tanti ostacoli che si frappongono nel rendere giustizia ad Eleonora - concludono -, ci rimettiamo alle indicazioni dei nostri difensori ed allo scrupoloso controllo delle autorità preposte affinché l’Innocenti si sottoponga alle terapie necessarie e si monitorino costantemente le sue condizioni, a salvaguardia della sicurezza di tutti noi e nella prospettiva di ottenere un giusto processo".