Gli oggetti interstellari 1I/’Oumuamua, 2I/Borisov, 3I/Atlas sono semplici visitatori provenienti da altri sistemi planetari o alfieri di una rivelazione astronomica sulla struttura dell’Universo? Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Amburgo gli Iso (Interstellar Objects), potrebbero spiegare una parte significativa della cosiddetta massa mancante della Via Lattea. La nuova teoria mette in discussione le attuali stime sulla densità della materia oscura, suggerendo che una porzione di ciò che credevamo fosse invisibile e misterioso sia in realtà composto da rocce e comete ordinarie che vagano nello spazio tra le stelle.Il mistero della massa mancantePer decenni, gli astronomi hanno cercato di risolvere un paradosso legato alla velocità con cui le stelle orbitano attorno al centro della nostra galassia. Seguendo le leggi della fisica classica, le stelle dovrebbero orbitare a una velocità che varia in base alla loro distanza dal centro della Via Lattea: più sono lontane, più sono lente. Il problema è che i dati empirici ci dicono che non è così: la velocità osservata delle stelle è più elevata rispetto a quella che ci si aspetterebbe e resta costante fino ai bordi esterni della galassia. Ci deve essere, dunque, qualcosa che non vediamo che contribuisce alla massa della galassia e che esercita una forza di attrazione gravitazionale supplementare. L’ipotesi più condivisa nella comunità scientifica è che questo qualcosa sia quello che chiamiamo materia oscura, una forma di materia non barionica, cioè che non emette, non riflette, non assorbe luce e che è composta da particelle diverse rispetto a quelle della materia ordinaria.I visitatori interstellari entrano in giocoL’identificazione di alcuni corpi celesti che hanno attraversato il Sistema solare seguendo traiettorie che indicano una provenienza esterna (finora sono stati tre, cioè 1I/’Oumuamua, 2I/Borisov e 3I/Atlas), però, rimescola le carte. Secondo gli autori del nuovo studio, la conferma dell’esistenza di questi oggetti interstellari rinforza l’idea che lo spazio tra le stelle non sia vuoto, ma popolato da miliardi, se non trilioni, di corpi rocciosi o ghiacciati espulsi dai loro sistemi solari d'origine durante le fasi di formazione planetaria. Data la difficoltà di avvistare direttamente questi piccoli oggetti oscuri nello spazio tra le stelle, i ricercatori hanno utilizzato la distribuzione di Poisson (un metodo statistico che permette di calcolare la probabilità che si verifichi un evento raro, come il passaggio di una cometa interstellare vicino al Sole, basandosi sul numero di avvistamenti effettuati in un determinato periodo di tempo), combinando i dati del passaggio di 3I/Atlas con la durata delle attuali indagini astronomiche. In questo modo hanno stimato la densità locale degli Iso. Nonostante le incertezze legate alle dimensioni esatte del nucleo di Atlas, i calcoli indicano che la popolazione totale di questi corpi fatti di materia ordinaria potrebbe avere una massa complessiva molto significativa, contribuendo in modo non trascurabile al bilancio gravitazionale della galassia e mettendo quindi in discussione le stime sulla materia oscura.Ricalcolare la materia oscuraLo studio ipotizza che gli oggetti come 3I/Atlas siano distribuiti in quello che viene chiamato "disco spesso" della Via Lattea, una struttura che si estende verticalmente per circa 0,8 kiloparsec (cioè circa 2.609 anni luce) sopra e sotto il piano galattico. Secondo i modelli elaborati, l'inclusione di questa popolazione di Iso potrebbe spiegare tra il 13% e il 45% della massa precedentemente attribuita alla materia oscura. Di conseguenza, la densità locale della materia oscura potrebbe essere ridotta dalla stima attuale, ricavata dalla missione Gaia, di 0,44 gigaelettronvolt per centimetro cubo (GeV/cm³) a un valore minimo di 0,24 GeV/cm³.Ripercussioni praticheQuesta revisione al ribasso avrebbe conseguenze pratiche per gli esperimenti terrestri, come Lux-Zeplin e XENONnT, che cercano di registrare direttamente la materia oscura. I rilevatori, situati in laboratori sotterranei come quello del Gran Sasso, cercano i rarissimi segnali di collisione tra le particelle massive debolmente interagenti (Weakly interacting massive particles, Wimp), di cui si pensa sia fatta la materia oscura, e le vasche di xeno utilizzate negli esperimenti. Ma se la densità reale della materia oscura fosse inferiore anche solo del 18% rispetto a quanto ipotizzato dagli scienziati, la sensibilità di questi strumenti dovrebbe essere ricalibrata, poiché il flusso di particelle che attraversa la Terra sarebbe significativamente minore. In sostanza, potremmo aver cercato qualcosa di molto più raro di quanto immaginato, perché non abbiamo considerato correttamente il peso dei "sassi" spaziali che ci circondano.