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La riflessione "è volta ad avviare un dibattito per un modello migliore. A volte elementi di competizione sembrano prevalere sul buon senso".

Come quasi ogni anno, la Festa dei Ceri lascia qualche strascico delle emozioni ancora fresche nella memoria di chi vi ha partecipato. Su uno dei temi più dibattuti è voluta intervenire l’Università dei Muratori con una lettera diramata nei giorni scorsi, che si pone l’obiettivo di "avviare un dibattito che possa guidare verso un modello migliore". La riflessione, si legge nella nota, "tocca alcuni aspetti della Corsa e della Festa. Per quanto riguarda la prima, inevitabilmente, quanto avvenuto con i Ceri Mezzani, ci invita chiaramente a riflettere in merito al tema chiusura del portone della basilica o alle sue modalità, pratica consolidata che alcuni riferiscono a tradizione. È palese come quel momento venga percepito in maniera totalmente diversa da diverse trasversali anime della città e sembri essere divenuto il fine ultimo di una offerta corale della città al suo patrono. Elementi di competizione, a volte di regolamento di conti aperti durante la corsa sembrano prevalere sulla misura e sul buon senso, portando a rompere una sorta di patto non scritto che "regola la chiusura del portone", deroga evidente alla ritualità della corsa, che non può e non deve avvenire ad ogni costo. Coralità e condivisione sono qualcosa cui la Festa ci richiama, possono assumere forme diverse, ma rimangono centrali nella forma, nel messaggio e nella sostanza della Festa dei Ceri in omaggio a S.Ubaldo". E prosegue: "Non può esserci, a nostro giudizio, giustificazione per aver strappato a dei giovani ceraioli un momento bellissimo della Festa, imponendo, alcuni a tutti, la eliminazione di una parte del rito, danneggiando la statua del Santo, smontando in fretta il Cero e correndo via, rompendo il patto di lealtà verso il Cero di S. Giorgio che era riuscito ad impedire, anche in questo caso perdendo di vista buon senso e misura, la chiusura del portone. Quello è stato non un momento di coralità, ma uno strappo rispetto anche alle generazioni dei più giovani ceraioli, negando una comunione di gioia in quel momento non coerente con la Festa, con la religiosità che la permea, con la tradizione". Quindi conclude: "Inutile sdegnarci per la musica rock a tutto volume a coprire i suoni della Festa o addirittura del campanone, se poi non sappiamo dimostrare che questa Festa ha il suo rigore, il suo ordine, che non è poter fare quello che si vuole".