La guerra in Medio Oriente, salvo ribaltoni ormai sempre più improbabili, costringe i risparmiatori a fare i conti con il più temuto degli spauracchi, in grado di erodere al tempo stesso risparmi e potere d"acquisto: il ritorno dell"inflazione.

I dati preliminari Eurostat di maggio parlano chiaro: il carovita dell"Eurozona è salito del 3,2% su base annua, con la componente energetica lievitata del 10,9%.

Una dinamica che non terrorizza ancora, ma che sicuramente fa scattare più di un campanello d"allarme: tanto che un rialzo dei tassi di 25 punti base da parte della Bce nella riunione del prossimo giovedì 11 giugno, nel tentativo di soffocare sul nascere il surriscaldamento dei prezzi, sembra ormai scontato.

Nello scenario avverso, se il conflitto in Medio Oriente non dovesse finire a breve (e se lo stretto di Hormuz non venisse riaperto) l"inflazione, come segnalato dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta che in occasione delle considerazioni finali alla relazione annuale ha ricordato le proiezioni Bce di marzo, «potrebbe raggiungere un picco sopra il 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell"obiettivo, via via che lo shock energetico si propaga a un numero crescente di settori».Un precedente che fa paura.