TEMPI PRESENTI L’anticipazione dall’intervento al convegno di lunedì 8 giugno a Roma

Tra i dirigenti comunisti formatisi negli anni della Resistenza, Aldo Tortorella, di cui si celebra il centenario della nascita, si distingueva innanzitutto per il suo particolare profilo culturale. Mentre Togliatti e molti altri leader erano imbevuti di cultura crociana e storicista, Tortorella aveva un background assai diverso: sebbene fosse nato a Napoli, si era formato al Nord, a Milano, con il filosofo Antonio Banfi. Alla scuola di Banfi si sviluppò non solo la grande amicizia e solidarietà tra Aldo Tortorella e Rossana Rossanda, ma anche un modo di pensare alquanto eterodosso rispetto a quello prevalente nel Pci. Banfi era infatti un filosofo molto originale nel contesto dell’Italia tra le due guerre: non guardava alla tradizione nazionale ma all’Europa di Georg Simmel e di Edmund Husserl; rispetto a Hegel, privilegiava Kant (che era stato studiato dal suo maestro, Pietro Martinetti); proponeva un «razionalismo critico» molto aperto al confronto con le scienze fisico-matematiche.

DA QUESTO FILONE culturale (assai lontano dalla linea Labriola-Croce-Gramsci) derivano molte delle idee che Tortorella coltiva anche nel suo impegno politico, e che ne fanno una figura decisamente singolare. La sua riflessione teorica si sviluppa in modo particolare quando, dopo la fine del Partito comunista, dà vita alla nuova serie della rivista «Critica marxista», con l’intento di ripensare le basi teoriche e filosofiche di un socialismo moderno. Può essere interessante tornarci sopra oggi, quando di socialismo si ricomincia a parlare, magari grazie alla imprevista elezione di un sindaco «socialista» nella metropoli centrale del capitalismo mondiale.