Pagine Un saggio di Marcello Garofalo dedicato alla diva, da Dario Cimorelli Editore

La vita e la carriera di Sophia Loren sono state raccontate nelle più svariate forme di narrazione: volumi, saggi, ritratti, interviste, documentari, citazioni in brani musicali. Abbastanza contenute le confessioni dirette perché la discrezione è un tratto distintivo ormai noto di Loren, alcune le ha condensate in un’autobiografia pubblicata nel 2015. È da menzionare, però, una chiacchierata televisiva fatta con Raffaella Carrà in un programma Rai condotto da quest’ultima, A raccontare comincia tu, del 2019: più che formalità, di Loren si percepisce la timidezza finché, presa confidenza con l’interlocutrice, si scioglie in battute puteolane (il dialetto di Pozzuoli, ed è altra cosa rispetto a quello di Napoli, dice) che squarciano il presunto appeal glamour a favore di una veracità (e spontaneità e simpatia) mai perduta: a un certo punto, verso il termine dell’incontro, Carrà chiede di fare una pausa caffè e Loren la incalza, «e ‘na sigaretta, fuma poco, ma fuma» guardando verso l’obiettivo della camera; «Non mi sputtanare davanti a tutta Italia», ribatte divertita Carrà.

Sophia Loren, insomma, resta prima di tutto attaccata alle sue radici senza vergognarsene, senza anteporre falsi perbenismi per dovere di facciata (perché dovrebbe fare il contrario, poi?). Diva internazionale, certo; interprete che, assieme ad altre colleghe – da Anna Magnani a Claudia Cardinale, da Valentina Cortese alla «rivale», vera o presunta, Gina Lollobrigida –, è riuscita a rendere ancora più ampio il respiro del cinema italiano nel mondo.