Intervista/Musica La compagnia ucraina è stata fondata a Kyiv nel 2020 dai compositori Roman Grygoriv, qui intervistato, e Illia Razumeiko: un atto di resistenza, che ha dato vita a una tra le più audaci e innovative iniziative della scena operistica d’avanguardia degli ultimi anni
Il 26 aprile 2026, nel quarantesimo anniversario del peggior disastro nucleare civile della storia, il Museo Nazionale Chornobyl di Kyiv riapre le porte al pubblico con un nuovo e più moderno percorso espositivo. Neanche un mese dopo, nella notte tra il 23 e il 24 maggio, l’ex caserma dei vigili del fuoco del quartiere di Podil che ospita il museo viene colpita e data alle fiamme da uno degli oltre cinquanta missili russi scagliati sulla capitale ucraina.
I pompieri accorsi si trovano a lottare contro un fuoco che, oltre alla caserma da cui negli anni addietro tanti dei loro predecessori erano partiti per salvare la città dagli incendi, divora anche la memoria dei «liquidatori» di Chornobyl che a costo della vita avevano domato i roghi causati dall’esplosione del reattore 4 della centrale.
Tra gli innumerevoli oggetti e documenti andati in cenere si contano anche costumi, elementi di scena e modellini teatrali dell’opera Chornobyldorf della compagnia ucraina OPERA APERTA. Fondata a Kyiv nel 2020 dai compositori Roman Grygoriv e Illia Razumeiko, la compagnia che prende il nome dal celebre libro di Umberto Eco è un laboratorio di opera contemporanea le cui produzioni, in cui il teatro strumentale si apre alla scenografia digitale e alla realtà virtuale, sono tra le più audaci e innovative della scena operistica d’avanguardia degli ultimi anni.








