Dopo l’ondata d’emozione suscitata dal sequestro e dalla morte di Lyhanna, 11 anni, una tempesta di rabbia travolge in Francia la «giustizia-colabrodo» che lascia in libertà i pedocriminali, sotto lo sguardo impassibile della politica, anch’essa sul banco degli accusati. Nella coscienza del Paese, resterà inciso il volto spensierato della ragazza del Midi, presa in macchina la settimana scorsa all’uscita di scuola dal padre di una compagna di classe, prima del ritrovamento del cadavere quasi una settimana dopo, nel silo per cereali di una cooperativa agricola dove l’uomo aveva lavorato in passato. Da parte di quest’ultimo, nel corso degli interrogatori, nessuna confessione. Solo la ritrattazione di una prima versione dei fatti, di fronte a immagini che mostrano Lyhanna a bordo della sua auto.Ma un intero macigno di prove pesa sul capo di un individuo contro il quale diverse famiglie avevano già sporto denuncia in passato, per violenze o molestie su minori, lungo un arco di tempo che coprirebbe un intero decennio. Ogni volta, nondimeno, le procedure erano sfociate su non luoghi, nonostante le testimonianze rilasciate anche dalle vittime. L’ultima denuncia, risalente all’anno scorso, non era stata ancora neppure trattata. L’uomo, padre di due bambine, era così rimasto in libertà.«Non possiamo non vedere le crepe appena rivelate», ha ammesso ieri mattina il presidente Emmanuel Macron, promettendo delle «inchieste molto rapide per poter chiarire le responsabilità». Il guardasigilli Gérald Darmanin aveva già riconosciuto la gravità della catena di omissioni da parte del sistema: «Siamo tutti atterriti da questa disfunzione che, credo, è rivelatrice della nostra cattiva organizzazione, senza dubbio al Ministero della Giustizia come altrove». Dai ranghi dell’opposizione, il leader ultranazionalista Jordan Bardella ha accusato il governo di aver «pesantemente fallito», affermando che «il popolo francese esige che si paghi il conto». Ma gli attacchi sono piovuti anche dalla sinistra radicale, ad esempio per bocca della capogruppo dei deputati mélenchoniani, Mathilde Panot, pronta ad additare «il risultato soprattutto del rifiuto politico di dare la priorità alla lotta contro le violenze ai bambini e alle donne». A mettere in causa il sistema è la serie ormai lunga di casi, negli ultimi anni, in cui la giustizia ha dimostrato di dare poco peso alle testimonianze di bambini, o alle denunce dei genitori. Uno scenario che ha spinto diverse associazioni ad affermare che «la Francia è incapace di proteggere i suoi bambini». Una marcia civile di protesta è prevista domenica a Fleurance, il comune occitano rurale del dramma, nella regione di Tolosa.