Genova – Il giudice per l’udienza preliminare di Genova Giorgio Morando ha rinviato a giudizio per corruzione elettorale (voto di scambio) aggravato dall’aver agevolato un clan mafioso, i Cammarata di Riesi, corruzione per l’esercizio della funzione e finanziamento illecito ai partiti Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto della giunta regionale dell’allora presidente Giovanni Toti. La decisione è arrivata nell’ambito dell’udienza che riguarda l’ultima tranche di imputati per l’inchiesta che, nella primavera del 2024, ha messo sotto la lente un meccanismo corruttivo che aveva innervato i vertici della Regione Liguria e del porto di Genova. Con gli arresti, il 7 maggio dello stesso anno, di Toti, dell’ex numero uno dell’authority portuale Paolo Emilio Signorini e del terminalista Aldo Spinelli. Ma anche dello stesso Cozzani, che era stato accompagnato ai domiciliari. Assieme a lui sono stati rinviati a giudizio per voto di scambio con l’aggravante dell’aver agevolato il clan Cammarata, i gemelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa, che secondo la Procura e la Guardia di finanza erano giunti a Genova da Boltiere, in provincia di Bergamo, per procacciare voti a favore dei candidati totiani alle elezioni regionali del 2020. Cercandoli, per chi ha indagato, nella comunità riesina del quartiere di Certosa. A processo per lo stesso reato e la medesima aggravante anche l’ex sindacalista Venanzio Maurici. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 16 settembre. Saranno imputati per voto di scambio, ma senza aggravante mafiosa, l’ex consigliere regionale Stefano Anzalone, l’amministratore di condominio di Rapallo ed ex candidato totiano Domenico Cianci e gli elettori accusati di aver fornito voti in cambio di favori Alessandro Cartosio, Francesco e Filippo Ania, Elisabetta Pinna, Francesco Cornicelli e Carmelo Griffo. Quest’ultimo già noto alle forze di polizia, ritenuto vicino alla locale di ‘ndrangheta di Lavagna, era stato intervistato dalla trasmissione Report. Il servizio giornalistico era stato acquisito dai pubblici ministeri Federico Manotti e Luca Monteverde, dopo che Griffo al microfono aveva detto: “Io sinceramente ho chiesto lavoro e lui (Cianci, ndr) mi ha detto che c’era la possibilità. Mi ha chiesto se gli trovavo qualche voto...”. Ma una volta eletto, Cianci secondo Griffo non aveva mantenuto le promesse. Altro capitolo riguarda Paolo Piacenza, indagato per omessa denuncia per l’occupazione abusiva da parte di Aldo Spinelli della porzione dell’ex carbonile e il riempimento abusivo di quelle aree in porto. Il giudice ha ritrasmesso gli atti alla Procura per un motivo tecnico. Al posto di una richiesta di rinvio a giudizio, nei suoi confronti deve essere emesso dai pm un decreto di citazione diretta a giudizio. Infine a sei imputati è stata autorizzata la messa alla prova, istituto giuridico che consente, portando a termini un percorso di lavori di pubblica utilità e versando un ristoro economico, di vedere estinte le accuse. Fra questi c’è Umberto Lo Grasso, ex consigliere comunale della Lista Toti, accusato di favoreggiamento. Ci sono poi cinque “elettori” ai quali è contestato il voto di scambio: Santo Inturri, Ivana Catarinolo, Giovanni Di Carlo, Biagio Zambitto e Giovanni Ferroni.
Corruzione e voto di scambio, rinviato a giudizio Matteo Cozzani
L’ex capo di gabinetto della giunta regionale affronterà un processo anche con l’aggravante dell’aver agevolato un clan mafioso. Rinviati altri 11 imputati






