Un’altolà irlandese per Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Dublino ha infatti annunciato di aver adottato misure per impedire l’ingresso nel Paese ai due ministri dell’estrema destra israeliana, tra i volti più integralisti del governo di Benjamin Netanyahu. La decisione, si legge in una dichiarazione del ministero della Giustizia irlandese, è stata presa per il loro "ruolo determinante nell'escalation della catastrofe in corso a Gaza”."Il loro comportamento, non solo nel contesto della Flottilla, ma anche le loro continue dichiarazioni sui palestinesi, si sono sostanzialmente tradotte nel desiderio di vedere i palestinesi eliminati dalla Palestina”, ha dichiarato il Taoiseach Micheál Martin dal Montenegro, dove sta partecipando al summit dei leader Ue con i leader dei Balcani occidentali. “A mio avviso - ha proseguito Martin - il loro comportamento giustifica sanzioni anche a livello Ue, e questo è un punto che solleveremo; se riusciremo a ottenere un sostegno sufficiente in tutta l'Unione europea è un'altra questione”.Secondo le più recenti informazioni circolate, la Germania - che in questi mesi ha più volte posto il veto su misure contro Israele - potrebbe essere disposta a sanzionare Ben-Gvir, ma non Smotrich. Ma secondo quanto scrive il The Irish Times, il governo della Repubblica Ceca potrebbe porre il veto contro queste sanzioni e impedire così l’approvazione di qualsiasi restrizione.Anche la Francia ha recentemente vietato l’ingresso nel Paese a Ben-Gvir, dopo il video in cui il ministro israeliano si fregiava del trattamento riservato agli attivisti della Flotilla. E sempre dalla Francia arriva la notizia di un’apertura di un’inchiesta da parte della procura nazionale antiterrorismo di Parigi per “crimini di guerra" e “torture" in riferimento alla detenzione dei membri della missione umanitaria. La Pnat ha precisato di aver affidato l'inchiesta preliminare all'Ufficio centrale per la lotta ai crimini contro l'umanita', e che l'indagine è stata aperta per "tortura, come definita dalla Convenzione di New York del 10 dicembre 1984", e "crimini di guerra".