Una scuola siciliana in “autotutela” dopo la diffida dell’Unione degli Atei, ha annullato una visita alla reliquia di Sant’Agata per “garantire un ambiente educativo pienamente inclusivo”. Ma quando si visitano i luoghi di culto islamici nessuno insorge
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Niente visita alla reliquia di Sant'Agata per una scuola elementare di Zafferana Etnea, in provincia di Catania. L'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, tramite il circolo Uaar di Catania, ha diffidato l’istituto scolastico in nome della sentenza del Consiglio di Stato del 27 marzo 2017 secondo la quale gli atti di culto in orario scolastico sono vietati. Eppure, da anni ormai, i bambini vengono liberamente portati nelle moschee. Sembra l’ennesimo paradosso dei due pesi e delle due misure che si ripete, sempre a scapito di quella che, fino a prova contraria, è la religione predominante in Italia.Ogni anno si parla di gite dei bambini nelle moschee delle loro città, dove gli imam locali li introducono all’islam, fanno loro leggere il Corano e li fanno inginocchiare. Alle bambine o ragazze viene anche fatto mettere il velo per presenziare alla lezione. Puntualmente emergono le polemiche ma, a fronte di quanto accaduto a Zafferana Etnea, sono polemiche a ragion veduta. Questo sbilanciamento si regge su una ridefinizione arbitraria dei termini. La devozione popolare radicata in Italia viene etichettata come un potenziale fattore di esclusione o di discriminazione per le minoranze. Al contrario, l’ingresso nelle moschee, anche quando prevede l'adozione di precisi rituali religiosi e simboli di sottomissione, viene promosso come un esercizio di tolleranza universale.







