Estrarre, estrarre, estrarre dal Sud. Come nel feudalesimo, col signorotto che drena risorse dai poveracci del contado per pagare le sue guerre e i suoi lussi. Vedi questa storia della Regione Puglia e soprattutto dell’altro gas che deve arrivare a Melendugno dall’Azerbaijan: il famoso raddoppio della Tap. Noi ve lo facciamo passare, siamo bucherellati da gasdotti, oleodotti, elettrodotti provenienti da Africa e Asia.

In un territorio già sede di centrali non esattamente pulite (insieme alla chimica e all’acciaio). Più le pale eoliche e il fotovoltaico, che stanno discretamente sullo stomaco anche a chi condivide la necessità dell’energia alternativa. E però la geografia non deve essere un destino avverso anche in questo caso. Come lo è per i treni. Come lo è per tutto ciò che penalizza la periferia.

Insomma il Sud e la Puglia non possono diventare la pila elettrica alla quale tutti vengono a inserire la spina e amen. Storia del resto già vissuta dalla Basilicata col suo petrolio. Per il quale i paesi lucani dell’area estrattiva ricevono royalty (ricompense) sia pure in una percentuale da saldo rispetto al 50 per cento che si ottiene in altri Paesi. Lasciamo stare come poi vengono utilizzate, parliamo di un problema alla volta. Per la Tap-bis e tutto il resto la risposta del governo è stata netta: abbiamo tanto bisogno di energia (non volendola prendere da Putin) da rischiare molto di non averla se cominciamo a porre condizioni.