Uno degli allievi della scuola militare “Teulié” di Milano ha raccontato di come il professor Marco Ricucci gli avrebbe offerto 500 euro per distruggere il telefono con le loro chat. Secondo gli investigatori, il 48enne avrebbe usato Telegram per chiedere foto sessualmente esplicite ad alcuni studenti.
Foto di repertorio
Marco Ricucci, il professore di italiano e latino della scuola militare "Teulié" di Milano agli arresti domiciliari per violenza sessuale, concussione e maltrattamenti, avrebbe provato a convincere le sue presunte vittime a eliminare le chat a contenuto erotico che intratteneva con loro su WhatsApp e Telegram. Stando a quanto riferito da alcuni testimoni, il 48enne avrebbe offerto 500 euro a uno dei ragazzi per fargli distruggere il telefono e di mentire riguardo la reale natura dei bonifici che aveva fatto a suo favore: "Se ti chiamano, dì che sono un prestito che ti ho fatto in momenti di necessità". Ricucci, infatti, già a fine aprile era venuto a conoscenza, tramite "sue fonti" ancora ignote, delle indagini a suo carico che hanno portato all'arresto del 4 giugno.
Le chat su Telegram e i "messaggi effimeri" Come ricostruito dalle indagini delle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo della Procura di Milano, a partire dall'ottobre del 2024 e fino al giorno dell'arresto Ricucci avrebbe costretto diversi studenti a sopraffazioni e abusi sessuali, obbligandoli a cedere a ricatti e prestazioni sessuali in cambio di denaro e di favori scolastici. L'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Elio Sparadino, che Fanpage.it ha potuto visionare, riporta le testimonianze delle sette vittime che, almeno finora, sono state accertate. Queste, tutti ragazzi appena maggiorenni, hanno raccontato di aver inviato al 48enne foto intime e di carattere sessualmente esplicito su sua richiesta, in modo tale da ottenere in anticipo le domande che avrebbe inserito nelle verifiche, mezzi voti in più alle interrogazioni e la promessa di un aiuto nell'imminente esame di maturità. Per comunicare in segreto con gli allievi della scuola militare, Ricucci avrebbe usato soprattutto Telegram. Nelle sue conversazioni il docente avrebbe usato nickname e impostato la modalità "messaggi effimeri" che portava alla cancellazione automatica della chat dopo 24 ore. Le indagini a suo carico sono iniziate a fine marzo 2026, quando uno dei ragazzi ha riferito ai superiori dell'istituto di formazione gli atteggiamenti del professore. Davanti agli inquirenti, il giovane ha poi mostrato gli screen shot delle conversazioni avute con lui e il materiale che, dietro sua richiesta, aveva inviato per "tenerselo buono" e non rischiare ritorsioni in ambito scolastico.










