L'Editoriale

Venerdì 05 Giugno 2026

MONDO. Nel mondo contemporaneo, l’interdipendenza tra le nazioni è un dato di fatto. Le sfide globali - dai cambiamenti climatici alle pandemie, dalla crescita economica disomogenea alle crisi politiche e militari - richiedono una risposta collettiva.

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Tuttavia, la realtà di un sistema internazionale sempre più frammentato e bellicoso pone in discussione l’efficacia degli strumenti esistenti. Da qui, la necessità di una riflessione collettiva che si impegni per un ritorno più robusto al multilateralismo. Un modello che non solo promuova la cooperazione tra le nazioni, ma che consenta anche di bilanciare le disuguaglianze tra Stati di diverso peso economico, politico e militare. Dopo la Seconda guerra mondiale, organizzazioni come le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale (Fmi), l’Organizzazione mondiale della sanità e quella del commercio (Omc), sono nate con l’intento di promuovere la pace, la cooperazione economica e la stabilità tra le nazioni. La crescita della globalizzazione e il cambiamento degli equilibri geopolitici hanno minato la centralità di queste istituzioni, che oggi appaiono lente e paralizzate dalle divisioni interne. Gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, ma anche l’Unione Europea e le economie emergenti si trovano oggi a competere non solo su basi economiche e politiche, ma anche in termini di influenza militare.