Da Travaglio e "Repubblica" a cantanti e opinionisti: per tutti un ottimo business
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"La sua carriera, anzi la sua intera vita professionale, è legata indissolubilmente a me. Potrei dire che io sono il suo core business". 10 gennaio 2013, nello studio di Servizio Pubblico, di fronte a un atterrito Travaglio e a un irritato Michele Santoro, Silvio Berlusconi pronunciava queste parole prima di esibirsi nella celebre pulizia della sedia su cui aveva poggiato le terga il direttore del Fatto quotidiano. Fu una puntata passata alla storia e la requisitoria del fondatore di Forza Italia, oltre a essere un perfetto compendio della sua storia da vittima di certa magistratura, potrebbe essere presa in prestito oggi e applicata a quei giornalisti che così hanno costruito le loro carriere e che hanno riempito pagine e pagine, condotto trasmissioni tv, scritto libri e organizzato spettacoli teatrali venduti a caro a prezzo. Dopo l'ennesima archiviazione, si palesano plasticamente tutti in fila con la medaglia al petto dell'antiberlusconismo militante e il portafoglio gonfio.L'asse storicamente legata al Fatto quotidiano si compone di Travaglio, Santoro e Barbacetto. Il primo è sicuramente il più celebre e battagliero ma anche quello che ha tratto maggiori benefici dalla sua opera di contrapposizione incentrando gran parte del suo lavoro editoriale sui rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri e la mafia, scrivendo numerosi bestseller sul tema. Con lui, lo storico co-autore Peter Gomez.Negli anni d'oro dei grandi scontri tv, la Rai è stata poi il terreno di scontro principale. Abbiamo citato Santoro che col suo storico inviato Sandro Ruotolo parlava di Berlusconi in ogni puntata dei suoi programmi (da Samarcanda a Sciuscià, da AnnoZero a Servizio Pubblico). Lo share saliva quando c'era lui, inteso come il Cavaliere naturalmente. L'importante era creare una trama o prendere spunto dall'ennesima indagine partita dalla toga militante di turno e ricamarci sopra ore e ore di registrazioni, dibattiti, intemerate e monologhi.Prima ancora di tutto questo, tra la metà degli anni '90 e la fine degli anni 2000, il gruppo editoriale L'Espresso è stato il principale oppositore mediatico di Berlusconi con firme storiche come Giuseppe D'Avanzo, Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro. Editoriali al vetriolo, campagne mediatiche, appelli alla società civile di sinistra ca va sans dire: tutto faceva brodo per riempire la scodella giustizialista anti Cav. Nella lista vanno annoverati anche personaggi che lo stesso Cavaliere aveva indicato come "nemici": da Celentano a Serena Dandini fino a Dario Vergassola e a Luttazzi.











