Diverse analisi di settore stimano che una quota significativa dei progetti iniziali di Robotic Process Automation non raggiunga gli obiettivi attesi, con percentuali indicate tra il 30% e il 50%.Le cause sono diverse, ma una ricorre con fastidiosa regolarità: si è automatizzato il processo sbagliato, o nel modo sbagliato.Per anni abbiamo costruito automazioni aziendali partendo da una domanda apparentemente ovvia: “cosa possiamo automatizzare?”. La risposta arrivava da workshop, interviste, analisi manuali. Poi entravano in gioco i tool di RPA e si costruivano bot pensati per replicare le azioni umane. In molti casi ha funzionato. In molti altri, no: automazioni fragili, difficili da mantenere, incapaci di gestire le eccezioni, costose da aggiornare ogni volta che il processo reale, quello che vive nei sistemi, non nei manuali, cambiava di qualche elemento.Oggi, con l’arrivo degli agenti AI, il rischio concreto è di ripetere lo stesso schema. Cambia la tecnologia, ma non l’approccio.La vera discontinuità arriva quando si cambia la domanda: non più “cosa automatizzare?”, ma “cosa succede davvero nei nostri processi?”. Questa domanda, più scomoda, più lenta da rispondere, è quella che produce automazioni che funzionano. Ed è esattamente la domanda a cui risponde il Process Mining.Indice degli argomenti