Per la prima volta il Board di Supervisione di Meta si � pronunciato sulla disabilitazione di un intero account. Il verdetto, per�, ha due facce: l'azienda ha fatto bene a chiudere il profilo finito sotto esame, ma il modo in cui vieta agli utenti l'uso del servizio solleva "serie preoccupazioni" sul piano dei diritti umani e delle garanzie procedurali. La decisione, pubblicata gioved�, chiude il primo caso in cui il Board applica il proprio mandato alle scelte che colpiscono l'account nella sua interezza, un'estensione che avevamo seguito quando il test fu annunciato. Il caso nasce da una segnalazione della stessa Meta. Nel 2025 l'azienda aveva disabilitato in modo permanente un account Instagram con oltre 70.000 follower: due post mostravano un mirino sul volto di una giornalista, un terzo la insultava accusandola senza prove. Il Board conferma che la chiusura era corretta e in linea con le responsabilit� dell'azienda sui diritti umani, vista la gravit� delle minacce. Dove il sistema non tiene Il problema, per il Board, sta a monte e a valle di quella decisione corretta. Da un lato Meta non avrebbe esaminato con sufficiente rapidit� le due minacce credibili al momento della pubblicazione, lasciando la giornalista esposta a un rischio definito "intollerabile" per un periodo prolungato. Dall'altro le garanzie per chi si vede chiudere l'account restano deboli. Il giudizio pi� severo riguarda la confusione delle regole. Facebook e Instagram applicano sanzioni diverse: su Facebook un profilo pu� ricevere sospensioni temporanee prima del ban definitivo, mentre su Instagram questo gradino intermedio non esiste. Al suo posto Meta limita le dirette streaming oppure esclude l'account dai contenuti consigliati, il cosiddetto shadowban. Il Board fa notare quanto sia incongruo che la restrizione delle dirette sia una delle penalit� intermedie principali su Instagram, dato che la funzione richiede almeno 1.000 follower e non � disponibile a tutti. Manca inoltre un'opzione di mezzo tra la disabilitazione permanente e il semplice decorso del sistema a richiami: dove esistono attenuanti, osserva il Board, una sospensione lunga ma a termine sarebbe pi� proporzionata. A pesare � anche il ruolo dell'automazione. Molti ban arrivano senza l'indicazione di un contenuto specifico e senza revisione umana, anche sugli appelli relativi ad account storici e molto seguiti. Il Board ha contestato a Meta di far pagare l'abbonamento Meta Verified, che promette assistenza via email o chat, senza poi offrire un supporto reale a chi ha l'account disabilitato. Solo su questo caso, segnala il Board, sono arrivati oltre 750 commenti pubblici. Le indicazioni a Meta Trattandosi di un caso pilota, il Board non formula raccomandazioni vincolanti legate alla singola vicenda, ma indica una serie di principi rivolti a Meta e alle altre piattaforme. Tra questi: una dashboard in cui l'utente possa consultare lo stato del proprio account, le violazioni passate e le opzioni di ricorso; ragioni dettagliate al momento del provvedimento, con la regola violata e la sanzione applicata; appelli equi in cui sia possibile fornire spiegazioni scritte; la notifica esplicita quando � l'AI a penalizzare un profilo; report di trasparenza sui ban e un canale dedicato per i bersagli ad alto rischio di violenza. Meta ha accolto la decisione, ricordando che il Board ha confermato la chiusura dell'account, e ha rimandato a un secondo momento le risposte puntuali sulle singole indicazioni. Il Board, dal canto suo, ha annunciato che accetter� altri casi sulla disabilitazione degli account: � l�, pi� che in questo primo pronunciamento, che si capir� se le sue osservazioni peseranno davvero sulle scelte dell'azienda.
Meta e i ban degli account: per la prima volta interviene il Board di Supervisione
Per la prima volta il Board di Supervisione di Meta giudica la chiusura di un account, non di un singolo post: conferma il ban dell'utente che minacciava una giornalista, ma denuncia regole opache, garanzie deboli e troppe decisioni automatiche






