Immaginate di svegliarvi, prendere il telefono e trovare ad aspettarvi non il solito muro di notifiche, non l'abisso senza fondo di un feed da scorrere fino allo stordimento, ma una decina di piccole storie. Illustrate, delicate, in stile acquerello. E tutte parlano di voi. Una vi ricorda che tra due settimane arriva il cucciolo che avete segnato in calendario, e vi racconta com'è la vita con un cane nuovo in casa. Un'altra vi suggerisce una caffetteria appena aperta vicino a dove abitate. Un'altra ancora trasforma le foto della vostra ultima vacanza in un breve racconto per immagini, con dentro la vostra faccia, quella delle persone che amate, perfino il muso del vostro gatto.

Non è fantascienza. È Dreambeans, l'app sperimentale che Google ha appena presentato attraverso la sua divisione Labs. E il suo nome buffo ("chicchi da sogno", più o meno) nasconde una delle idee più ambiziose e insieme più inquietanti viste di recente nel mondo della tecnologia di consumo: prendere l'intera vita digitale di una persona e restituirgliela sotto forma di narrazione.

Come funziona la macchina dei sogni

Il meccanismo, sulla carta, è semplice. Con il permesso dell'utente, Dreambeans attinge a quello che Google chiama "Personal Intelligence", lo stesso sistema che alimenta le app Gemini, per collegare le informazioni sparse nei vari servizi della casa di Mountain View: Gmail, Google Calendar, Google Foto, YouTube, la cronologia delle ricerche. Da questo mosaico di dati l'app estrae ogni giorno un numero limitato di "storie", di solito tra le dieci e le quattordici, pensate come spunti, suggerimenti gentili: posti da visitare, argomenti da esplorare, cose da provare, viaggi in arrivo, eventi da non perdere.