Bruno era uscito per una normale passeggiata in un parco di Oslo, in Norvegia. Un giro tranquillo, aria fresca, erba, odori nuovi. Tutto nella norma. Fino al momento in cui ha visto lei: una pozzanghera di fango dalle dimensioni e dalla consistenza chiaramente irresistibili. Per il cane Bruno, quel punto non era una pozzanghera. Era una chiamata.
L’immersione totale
Il Golden retriever non ha avuto esitazioni. Un passo, poi un altro, e poi direttamente dentro. In pochi secondi ha abbandonato qualsiasi idea di “cane pulito e ordinato” per dedicarsi completamente a una nuova identità: creatura anfibia, probabilmente con aspirazioni da alligatore. Si è tuffato, si è rotolato, si è lasciato andare con una convinzione tale da rendere superflua qualsiasi possibilità di ritorno dignitoso.
Quando il cane non è più un cane
Dopo qualche minuto, Bruno era ancora lì. Immerso nel fango, felice come non mai, con solo gli occhi visibili tra schizzi e pozza scura. Ogni tentativo di richiamo da parte dei suoi umani sembrava appartenere a un’altra realtà, una realtà in cui il concetto di “pulito” aveva ancora importanza. Bruno, invece, aveva chiaramente superato quella fase della vita.






