Scaffale Il nuovo saggio di Nello Cristianini, «Forma mentis», edito dal Mulino. Il professore di intelligenza artificiale dell’università di Bath (Regno Unito) stavolta apre la scatola nera - le reti neurali che stanno al cuore dell’IA - e ci racconta cosa c’è in un cervello che macina dati e produce risposte, dai chatbot agli algoritmi che giocano a scacchi
Nel suo nuovo saggio, Forma mentis (il Mulino, pp. 168, euro 16), l’informatico e divulgatore Nello Cristianini continua l’esplorazione dei sistemi di apprendimento automatico. Il professore di intelligenza artificiale dell’università di Bath (Regno Unito) stavolta apre la scatola nera – le reti neurali che stanno al cuore dell’IA – e ci racconta cosa c’è in un cervello che macina dati e produce risposte, dai chatbot agli algoritmi che giocano a scacchi. Prima di affidargli il mondo, sostiene, dobbiamo capire come ragioni per anticipare le mosse che potrebbero metterci in pericolo.
SU COME FUNZIONINO ChatGPT e i suoi cugini qualcosa già si sa: l’intelligenza artificiale viene addestrata su dati linguistici di ogni tipo – dai libri alle chat del web – e impara a prevedere, dato un testo abbastanza lungo, quale sia la parola migliore per completarlo. In questo modo, una sillaba dopo l’altra, produce un nuovo testo. Tutto sommato, qualcosa di più potente ma non radicalmente diverso dai sistemi che ci aiutano a completare le frasi quando chattiamo con gli amici. Questo meccanismo ha portato a definire l’IA un «pappagallo stocastico».









