Sotto assedio Ridurre più di 60 anni di esperienza rivoluzionaria a una semplice «struttura mafiosa» permette alla Casa bianca di giustificare una «rifondazione democratica» ovvero il progetto egemonico neocoloniale di Trump, che di democratico non ha nulla

Il 20 maggio, giornata dell’indipendenza di Cuba, il segretario di Stato Marco Rubio ha rivolto un discorso in spagnolo alla nazione dei suoi genitori. Per affermare due concetti: che Cuba è un pericolo per la sicurezza degli Usa e che «Cuba oggi non è controllata da alcuna Rivoluzione, Cuba oggi è controllata da Gaesa».

La prima affermazione è una balla colossale alla quale nemmeno Rubio crede, anche se deve assecondare il gioco del suo capo. Tutte le fonti consultabili in rete, compresa quella della Cia (CIA World Factbook, Globalmilitary.net eccetera) confermano che le Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) sono una struttura eminentemente difensiva, con una strategia di difesa nazionale affidata soprattutto a «una guerra di popolo». L’esercito cubano conta su 40-50.000 effettivi, gran parte giovani di leva, più «una robusta riserva e forza paramilitare». Insomma, una «difesa credibile» pur nei limiti «di finanziamento e tecnologia» dell’isola.