Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa scorsa settimana la Corte dei conti ha registrato il dpcm del 20 aprile 2026 che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Lo stanziamento triennale è di tre miliardi di euro, ma i soldi da soli non bastano dove i servizi sociosanitari sul territorio sono ancora fragili o assenti. Il viceministro del lavoro, Maria Teresa Bellucci, ha annunciato un monitoraggio costante per evitare «disallineamenti territoriali», che sarà effettuato tramite la piattaforma Sioss. È una dichiarazione di intenti che vale la pena prendere sul serio, perché proprio su questo punto si misura anche la riforma della disabilità avviata dal dlgs 62/2024.

L'integrazione tra sanità e servizi sociali

I due provvedimenti presuppongono la medesima capacità di integrazione tra sanità, servizi sociali e territorio. Il Piano stabilisce che quando una persona sceglie di attivare il progetto di vita ai sensi del dlgs 62/2024, anche gli interventi per la non autosufficienza (come l’assistenza domiciliare e i servizi di sollievo per la famiglia) possono essere coordinati all’interno di quel percorso. Per garantire questo raccordo, le regioni sono tenute a stipulare in ogni ambito territoriale sociale (Ats) un accordo di programma che istituisce équipe integrate sociosanitarie, unità di valutazione multidimensionale (Uvm) e un collegamento stabile tra distretto sanitario e Ats. Sono le stesse strutture su cui si regge la riforma della disabilità.