Il dibattito pubblico della settimana sembra ruotare, stavolta, attorno alla polemica che investe il grande fenomeno della musica in spagnolo. Parliamo, naturalmente, della Casita di Benito Martínez Ocasio, Bad Bunny: un segmento del suo concerto in cui varie figure pubbliche (fino a poco tempo fa per lo più donne) ballano in diretta davanti alle telecamere.

PUBBLICITÀ

Si tratta di un momento contestato da femministe conservatrici come Paula Fraga (si oggettivano le donne presenti – Marta Ortega, Ester Expósito... – che vi compaiono?) ma difeso da giornaliste come Ana Requena o Alejandra Martínez. Secondo loro c’è la volontà di concentrare l’attenzione sulle contraddizioni del femminismo per usarlo come arma politica e, in particolare, sulle donne che partecipano ai concerti di un genere che, seppur sempre meno, è tuttora disprezzato: il reggaeton.

Al centro della polemica, ma oscurata dallo scontro ideologico in corso, c’è la costruzione fisica in sé. E, come ogni dettaglio del progetto itinerante "Debí tirar más fotos", anche questa ha una forte valenza rivendicativa legata all’identità boricua, o portoricana.

L’isola antillana appartiene agli Stati Uniti come Stato libero non associato: un tema presente nei brani di "DTMF" e nel discorso pubblico di Bad Bunny. In pratica, questo significa che i suoi cittadini godono di meno diritti rispetto a un cittadino statunitense federale: non votano alle elezioni presidenziali, non hanno rappresentanza con diritto di voto al Congresso e diversi attivisti favorevoli all’indipendenza dell’isola sono stati incarcerati.