I giovani lucani sono legati alle proprie radici: nel rapporto Svimez, sono 67 le richieste per i fondi di Resto al Sud e la Basilicata è la settima tra le regioni del Mezzogiorno

Il Mezzogiorno cresce, ma perde giovani. Crea posti, ma non sempre abbastanza qualificati. Riceve investimenti, ma fa fatica a trasformarli in traiettorie stabili. Il Rapporto Svimez 2025 ha descritto bene questa contraddizione: quasi mezzo milione di nuovi posti nel Mezzogiorno tra il 2021 e il 2024, e nello stesso periodo 175 mila giovani partiti dalle regioni meridionali in cerca di opportunità altrove. Adesso, però, i numeri aggiornati di Resto al Sud 2.0, la nuova misura per l’autoimpiego nelle regioni meridionali, ci consegnano una geografia economica meno rassegnata rispetto agli anni scorsi: 2.213 domande già presentate, pari a 153,5 milioni di euro di agevolazioni richieste, e altre 2.596 pratiche in fase di compilazione.

E la Basilicata con 67 richieste presentate è settima nella classifica delle regioni del Mezzogiorno. Inoltre, nelle aree della Zes (Zona economica speciale) unica per il Mezzogiorno, quattro nuove attività su dieci saranno a guida femminile. Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, legge il dato come il segno di una “maggiore volontà di protagonismo delle donne nelle regioni del Sud”. La formula è istituzionale, ma il fenomeno è concreto. La partecipazione femminile a Resto al Sud 2.0 supera di cinque punti quella registrata nella misura gemella per il Centro-Nord. È una differenza piccola solo in apparenza: in un Mezzogiorno dove l’occupazione femminile resta strutturalmente più debole, anche una domanda di incentivo può diventare una dichiarazione di presenza.