Roma, 2 maggio 2026 – Se serviva un’ulteriore e definitiva conferma di quanto fosse necessario, in particolare per il continente europeo, rafforzare l’autonomia energetica, quella conferma è arrivata dalla guerra in Iran. Ancora una volta - a quattro anni di distanza dal conflitto russo-ucraino – i Paesi dell’Ue hanno dovuto far fronte, infatti, al rischio di uno shock energetico, causato dal venir meno degli approvvigionamenti provenienti dall’area del Golfo. Mentre alla conferenza di Santa Marta, in Colombia, 57 Paesi (in rappresentanza di un terzo della popolazione mondiale) si sono trovati d’accordo, nei giorni scorsi, nel dire al più presto addio ai combustibili fossili e accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili, la Francia di Macron ha rilanciato, in più occasioni, il nucleare civile come leva per rafforzare l’indipendenza energetica europea. Lo stesso Emmanuel Macron, il mese scorso, aprendo il vertice sul nucleare civile organizzato a Parigi insieme all’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha sottolineato che “il nucleare è fondamentale per conciliare al tempo stesso l’indipendenza, e dunque la sovranità energetica, con la decarbonizzazione”.
Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’Ue ha commesso un “errore strategico” allontanandosi dall’energia nucleare, una fonte “affidabile, accessibile e a basse emissioni”, per questo l’Europa investirà in una strategia “per i piccoli reattori modulari”, puntando a farli diventare operativi entro il 2030. In questa rinnovata apertura verso il nucleare gioca un ruolo cruciale l’uranio: vediamo, allora, perché è così importante e dove si estrae (sì, c’è anche in Italia).







