Ricci di mare, tempo scaduto. L’allarme è suonato da tempo, gli esemplari sono sempre più a rischio estinzione. E i dati emersi dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Oristano confermano: 70mila ricci di mare prelevati in quattro mesi nel Sinis principalmente a Turr’e Seu, zona B dell’Area marina protetta dove vige il divieto assoluto di pesca.

Una vera razzia ad opera di due pescatori che ora rischiano il processo per inquinamento ambientale legato alla pesca abusiva dei ricci. È la prima volta in Sardegna che viene contestato questo reato, non si tratta quindi di una semplice violazione di norme ma di una compromissione reiterata e misurabile dell’ecosistema.

L’indagine era partita due anni fa con un intervento dei barracelli che avevano sorpreso i due pescatori con i ricci appena prelevati nella zona protetta. Altri controlli e perquisizioni da parte del Corpo forestale fino a ricostruire tutte le fasi di una filiera abusiva. I ricci venivano lavorati in una sorta di laboratorio artigianale, la polpa veniva inserita nei vasetti che poi finivano nei ristoranti ma anche sulle tavole di qualche privato. Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Valerio Bagattini, hanno individuato anche gli acquirenti che si sono riforniti dai due pescatori senza assicurarsi della provenienza dei ricci. Al momento anche la loro posizione è al vaglio degli inquirenti.