Dopo la scena muta con il pm, davanti al giudice sceglieranno il silenzio. Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi pachistani di 31 anni, fermati con l’accusa di essere coinvolti nell’omicidio dei quattro braccianti morti carbonizzati all’interno di un minivan nelle campagne di Amendolara, si avvarranno della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida del fermo nel carcere di Castrovillari. Una scelta processuale che arriva mentre la Procura continua a stringere il cerchio attorno a uno dei casi più inquietanti degli ultimi anni nel mondo del lavoro agricolo del Sud.
“Non conosciamo ancora gli atti”
A confermare la strategia difensiva è stato l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena, che assiste i due indagati insieme alla collega Giulia Montilli. “Non conosciamo gli atti. Sicuramente i nostri assistiti si avvarranno della facoltà di non rispondere”, ha dichiarato il legale prima dell’udienza. Una posizione che, almeno per il momento, congela qualsiasi possibile chiarimento sulle accuse mosse dalla Procura di Castrovillari.
Il nodo del movente
Per gli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza, coordinati dalla Procura, la sfida adesso è comprendere non soltanto chi abbia agito, ma soprattutto perché. Le indagini puntano infatti a ricostruire il contesto nel quale è maturato il quadruplice omicidio di Waseem Khan, 29 anni, e degli afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, tutti lavoratori stagionali impiegati nelle campagne del Sud Italia. Gli accertamenti si concentrano sulle aziende agricole dell’area di Scanzano Jonico, dove vittime e indagati avrebbero lavorato nelle settimane precedenti nella raccolta delle fragole.











