La presidente della Repubblica Moldova, Maia Sandu, con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante la visita ufficiale a Bruxelles del 18 gennaio 2021. Foto: Etienne Ansotte / Unione Europea (CC BY 4.0).

Per anni è rimasta ai margini dell’immaginario europeo, conosciuta soprattutto come terra d’origine di una delle più grandi comunità migranti dall’Est Europa e per la curiosa anomalia geopolitica della Transnistria, l’autoproclamata repubblica sospesa da oltre trent’anni in un limbo post-sovietico. Negli ultimi anni però la Repubblica Moldava è sempre più presente nelle cronache nazionali e continentali: oggi infatti questo piccolo Stato stretto tra Romania e Ucraina appare come uno dei punti più fragili e sensibili del confine orientale, conteso tra aspirazioni europee e influenza russa, integrazione occidentale e nostalgie sovietiche.

Ad alimentare le preoccupazioni contribuisce anche la recente approvazione, da parte della Federazione Russa, di una legge che richiama la tutela dei cittadini russi all’estero, formula già evocata in passato da Mosca per giustificare interventi nello spazio post-sovietico. Ne parliamo con Mircea Brie, docente presso l’Università di Oradea in Romania, esperto di geopolitica e profondo conoscitore della questione moldava.