di

Gaia Piccardi, inviata a Parigi

L'Italia porterà sicuramente un giocatore in finale a Parigi e non si chiama Jannik Sinner

Per il secondo anno consecutivo, e solo il terzo negli ultimi cinquanta, il campionato del mondo sulla terra battuta avrà un finalista italiano. (In)credibilmente, il suo nome non è Jannik e il suo cognome non è Sinner. L’abbondanza della nouvelle vague azzurra ci permette di scegliere tra un romano derapato dal calcio alla racchetta e un ligure trapiantato per amore (di Mia) in Australia, Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi, quindici mesi e 90 posizioni in classifica di differenza, tutto a vantaggio del primo, che domani scenderà in campo da favorito mentre Zverev e Mensik si contenderanno l’altro biglietto per la finale.

Quanta grazia, santo tennis. Due derby in due turni consecutivi di uno Slam, e così avanti nel tabellone, crediamo che non si fossero mai visti; ora andremo a scartabellare negli annali ma la lunga traversata nel deserto rosso dal 1976, trionfo dell’uomo solo al comando Adriano Panatta, al 2026, prima semifinale all italian in un Major dominato dai fratelli di Sinner, è stata compiuta da pochi elementi. Uno di essi, Matteo Berrettini, 30 anni molto tatuati e vissuti, si è dovuto arrendere all’ennesimo infortunio in un match già compromesso: aveva la palla del 4-0 con Arnaldi, ha ceduto il set 7-5; quando nel secondo, sotto 2-4, ha iniziato a toccarsi la coscia sinistra, si è capito subito che il destino si era di nuovo accanito sul suo gigante preferito. Entrambi, i due Matteo, prima di affrontarsi erano andati a complimentarsi con Cobolli, in campo poco prima. Un fil di ferro tutt’altro che sottile unisce gli uomini dell’impresa, saldati dal gruppo di Davis, dal 2023 al 2025 sempre vincente. I francesi ci guardano, un po’ attoniti e un po’ ammirati. Loro sono fermi a Yannick Noah (correva il 1983), noi invece abbiamo trovato un predestinato e risorse, un tempo insperate, capaci di farne le veci. Quelle risorse, tra veterani (Berrettini che spera di rientrare sull’erba: «Sono triste e deluso, ma anche orgoglioso di queste due settimane pazzesche») e giovani adulti, si sono trasformate nell’onda azzurra che sta spazzando — insieme a un ventaccio autunnale — Parigi.