Il libro dell’ex collaboratore di Gardini, condannato nel processo EnimontRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciChiamatelo colpevole. Non è solo il titolo di un libro – del suo – ma un atto di coscienza. "Una scelta di responsabilità". La sua voce esce con incedere deciso. È rotta dall’emozione solo quando parla dell’"amico Raul". Il colpevole, corrisponde al nome di Sergio Cusani, l’uomo che nel processo Enimont – il più tragicamente scenografico di tutta la tremenda epopea di Mani Pulite – ha pagato per tutti. Ieri sera, accanto a lui (e al moderatore Cristiano Bendin, capo della redazione del Carlino), c’era Carlo Sama. Lui, che fu il braccio destro di Gardini. La loro è, in fondo, la storia del Paese. Fra tragicità, discese ardite e faticose risalite parafrasando Lucio Battisti. Partendo dalle considerazioni finali che Sama lascia quasi come un testamento morale, collettivo possiamo dire che in parte la sala piena di ieri (e le tante altre che lo hanno accompagnato nelle presentazioni dei libri) sono in parte un risarcimento emotivo. Ma quanto è costato, questo calvario.
Il processo. "L’interrogatorio di garanzia – dice Cusani – è durato pochissimo. Ho detto che mi ero occupato della parte materiale dell’operazione, nulla di più. Ho fatto la mia scelta, ho fatto oltre cinque anni e mezzo di carcere, ma il tempo è passato con un senso". Ed è anche per questo che "il mio libro, che rappresenta una testimonianza, anche dei tradimenti, lo voglio dedicare prima di tutto ai giovani". Lo stesso proponimento – non a caso – che ha mosso anche Sama. Parlano in modo diverso, hanno sensibilità probabilmente opposte ma entrambi sono mossi da una profonda, autentica, gratitudine per Serafino Ferruzzi. L’uomo dell’impero. "Una persona attenta – lo descrivono – capace di ascoltare. E il cui ufficio era aperto per tutti, a qualsiasi ora, anche di sabato mattina". "Se non ci fosse stato lui – così Sama – non saremmo qui a raccontare questa storia".






