«Probabilmente è più preoccupante vedere il ritiro delle armi convenzionali americane dall’Europa». È da questa osservazione di Michal Onderco, professore di relazioni internazionale alla Erasmus University Rotterdam, che si può leggere la notizia riportata dal Financial Times sull’ipotesi di un possibile ampliamento della partecipazione europea alla condivisione nucleare della Nato. Un’ipotesi che riguarderebbe, secondo il quotidiano britannico, l’estensione ad altri alleati del sistema che consente a determinati Paesi di utilizzare aerei dual-capable, cioè in grado di trasportare armamenti nucleari statunitensi.
A prima vista, si tratta di una notizia che potrebbe suggerire un rafforzamento della postura nucleare americana in Europa. In realtà, la chiave di lettura è meno lineare: più che un’espansione imminente dell’ombrello nucleare, ciò che emerge è un tentativo di rassicurare gli alleati in una fase di crescente incertezza sul futuro della presenza militare degli Stati Uniti sul continente.
Come ricorda il professor Onderco, «esiste un dibattito più ampio e di lungo periodo sull’allargamento della partecipazione degli alleati europei alla deterrenza nucleare». Negli ultimi anni questo dibattito si è tradotto in richieste sempre più esplicite di un maggiore coinvolgimento degli alleati non nucleari nelle esercitazioni, oltre che in forme di supporto convenzionale alle missioni nucleari della Nato. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, queste pressioni si sono intensificate soprattutto da parte dei Paesi dell’Europa centro-orientale.










