CASTELFRANCO La chiusura del punto nascite dell’ospedale San Giacomo irrompe nella campagna elettorale a Castelfranco e accende lo scontro politico cittadino. I centrodestra e centrosinistra ora si rimpallano le responsabilità. LO SCONTRO A denunciare «l’ennesimo colpo inferto al nostro ospedale» è Maria Ghimenton, candidata sindaca del centrosinistra. Sullo sfondo ci sono i numeri: i parti registrati a Castelfranco sono passati dai 1.202 del 2015 ai 299 del 2025, ben al di sotto della soglia minima di 500 parti annui prevista per il mantenimento di un punto nascita.

«La chiusura del punto nascite è una notizia gravissima, che rappresenta l’ennesimo colpo inferto al nostro ospedale e ai servizi sanitari del territorio, dopo la perdita della pediatria e dell’ortopedia». Per la candidata, la chiusura è il risultato di un percorso iniziato anni fa: «Quando un reparto viene progressivamente impoverito di risorse e prospettive, le conseguenze sono queste». Ghimenton promette che, in caso di elezione, chiederà «un incontro urgente con il direttore generale dell’Usl e un’audizione in Regione» per verificare eventuali margini di salvataggio del reparto e per ottenere garanzie sul futuro dell’ospedale castellano.Sulla stessa linea anche Daniele Manente, oggi alleato della candidata al ballottaggio dell’8 e 9 giugno. «Questa l'eredità della Lega: Castelfranco perde anche il punto nascite. La politica degli ultimi anni ha prodotto questo frutto avvelenato. A niente sono valse le richieste, le segnalazioni e le proteste portate molte volte in Consiglio Comunale». A intervenire è anche Claudio Beltramello, medico e consigliere comunale uscente del Pd: «Negli anni il reparto è rimasto senza una guida stabile, con primari a scavalco provenienti da altri ospedali. Nel frattempo diversi professionisti hanno scelto di trasferirsi altrove e attrarre nuovi medici è diventato sempre più difficile». Beltramello individua tra le criticità l’assenza della partoanalgesia (l’epidurale) e la chiusura della pediatria, fattori che avrebbero spinto molte famiglie a rivolgersi ad altre strutture.«Si sono susseguite chiusure estive, limitazioni dell’attività e restrizioni sempre più stringenti nell’accoglienza delle gravidanze. Il crollo dei parti è iniziato nel 2018, proprio quando sono partite queste scelte organizzative. Ora quel calo viene utilizzato come giustificazione per la chiusura definitiva». Quindi l’affondo politico: «In Consiglio comunale abbiamo più volte chiesto una mobilitazione forte a difesa dell’ospedale. Le forze che hanno governato Castelfranco in questi anni hanno minimizzato il problema. Oggi ne vediamo le conseguenze».LA REPLICA Di segno opposto la lettura del centrodestra, che respinge le accuse e richiama la normativa nazionale che disciplina la rete dei punti nascita. «L’eventuale chiusura del punto nascite di Castelfranco – afferma Claudio Borgia, capogruppo di Fdi in Consiglio regionale – non nasce da una scelta del Governo Meloni né della Regione Veneto. Si tratta dell’applicazione di standard minimi fissati a livello nazionale nel 2015 dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin, durante il governo Renzi». Secondo Borgia, le regole oggi richiamate dal Ministero derivano da un’impostazione avviata negli anni dei governi tecnici e di centrosinistra, orientata a concentrare le prestazioni nei grandi ospedali.Il consigliere regionale evidenzia inoltre quella che definisce una contraddizione politica: «Fa sorridere che oggi ad attaccare il centrodestra siano esponenti che appartengono alla stessa area politica che allora sosteneva quelle scelte. Chi punta il dito contro Regione e Governo dovrebbe spiegare ai cittadini chi ha scritto le norme che oggi vengono applicate». Sulla vicenda interviene anche Luca Pozzobon, candidato sindaco del centrodestra. «Il Governo Meloni e la Regione porteranno a Castelfranco la Casa di Comunità più grande della provincia, al servizio di 93 mila cittadini». Pozzobon, che ieri ha discusso al telefono con il presidente della Regione Alberto Stefani sul San Giacomo, indica nella nuova struttura sanitaria territoriale la risposta alle esigenze assistenziali della zona. «Questa è la risposta più convincente e concreta che si possa dare a chi strumentalizza il tema della salute in questa campagna elettorale. Castelfranco non è considerata una zona periferica del territorio ma il centro di un’ampia area». Il centrosinistra contro-replica. «La soglia dei 500 parti è stata fissata dall’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, sottoscritto durante il governo Berlusconi. Il decreto ministeriale 70 del 2015 si è limitato a recepire una normativa già esistente. Inoltre Lorenzin allora faceva parte del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, entrando nel Pd soltanto nel 2019». Nel frattempo il consigliere regionale Nicolò Rocco, di Riformisti Veneti in Azione, ha annunciato il deposito di un’interrogazione a risposta immediata. «La flessione dei parti è dovuta a mancanze gestionali e non a deficit di sicurezza o professionalità. Si è scelto di non investire. Castelfranco ha invece tutte le potenzialità per tornare rapidamente sopra quota 600 parti all’anno».