A un certo punto, Vlahovic e suo papà Milos si sono quasi offesi: «Possiamo mica prendere gli stessi soldi di David!». La risposta è stata tagliente e definitiva: «E pensate di meritarne più di Yildiz?».

La storia tra il centravanti serbo e la Juventus è finita così, tra qualche rancore e molta incomunicabilità. Quanto ai rimpianti (o ai rimorsi, anche), il tempo racconterà da quale parte si annideranno: adesso come adesso sembra che a rimetterci possa essere il club bianconero, che perde un giocatore sul quale aveva deciso di puntare e la cui conferma Spalletti aveva caldeggiato, ma anche un attaccante pagato quattro anni e mezzo fa 81,6 milioni (più altri 10 di bonus, non tutti però maturati) e cui sono stati versati stipendi per oltre 40 milioni. In pratica, alla Juve è costato tra i 160 e 165 milioni e in cambio ha avuto 68 gol in 168 partite (non abbastanza, viste le premesse), almeno altrettanti sbagliati malamente, molti infortuni (con una cicatrice che ciclicamente gli dà fastidio) e tanti pasticci tecnici.

L’ultimo incontro

Nell’ultimo incontro le parti non si sono schiodate dalle loro posizioni: la Juve non ha alzato l’offerta di 6 milioni più un piccolo premio alla firma, Vlahovic ha continuato a chiederne 8 (più di quanto prende Yildiz) più altrettanti come regalino per il rinnovo, che peraltro sarebbe stato al massimo biennale. Preso atto dello stallo, s’è consumato l’addio. Vlahovic è convinto che troverà quello che cerca, anche se le tre big che lui dichiara sulle sue tracce (Bayern, Barcellona, Psg) gli offrono soltanto il ruolo, che sarà vacante (lasciano Jackson, Lewandowski e Gonçalo Ramos), di centravanti di scorta. In Italia, le sue pretese sono fuori mercato.