Bocciati e contenti La flessibilità concessa per l’energia non potrà essere utilizzata per incentivare il fossile
Più bacchettate che aperture all’Italia, dal sociale al green. La Commissione europea apre alla flessibilità sui conti pubblici per consentire investimenti in materia energetica. Però avverte che il nuovo margine fiscale non può trasformarsi in uno strumento per finanziare misure generalizzate come i tagli alle accise o altri sussidi energetici permanenti.
NEL PACCHETTO del Semestre europeo, presentato ieri a palazzo Berlymont, il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha annunciato che dentro lo scostamento dell’1,5% del Pil per le spese militari ci sarà una mini-clausola di scostamento. Vale lo 0,3% del Pil, per un totale dello 0,6% in tre anni e un valore stimato di circa 14 miliardi di euro. Però Dombrovskis è chiaro e non fraintendibile: eventuali misure contro il caro energia dovranno essere sempre «temporanee» e «mirate», evitando interventi generalizzati che indeboliscono la spinta verso minori consumi e transizione green.
Parla principalmente all’Italia, il commissario. Il pressing di Roma è partito oltre due settimane fa con la lettera di Meloni a Von der Leyen, e sembra non arrestarsi neppure in queste ore. Al di là della piccola concessione fiscale, che Meloni e Giorgetti vedono come una breccia, Bruxelles non lascia molto spazio ai desiderata di Palazzo Chigi. Anzi, Roma viene esplicitamente richiamata per la scelta di riduzione delle accise sui carburanti, la misura adottata dal governo per calmierare la fiammata dei prezzi innescata con la crisi di Hormuz.










