«Due anni vincenti di forti emozioni e grande passione! Semplicemente, grazie di cuore Napoli». Quando, attorno alle 12, Conte pubblica sul suo profilo queste parole ha da poco firmato la rescissione consensuale con De Laurentiis. Finisce così un’avventura iniziata a Palazzo Reale, due anni fa esatti. Conte lascia ad Allegri un trono e una corona: 24 mesi fa c’erano solo macerie, una catastrofe sportiva con nessun precedente nell’era De Laurentiis. Lui, solo con il suo ingaggio, portò entusiasmo, la corsa agli abbonamenti, il ritiro strapieno come solamente nell’estate del post terzo scudetto. «Due anni vincenti». Sì, in un solo rigo c’è tutto. Il giudizio che Conte dà al suo ciclo in azzurro è da 10. E poi le sue sensazioni: «Le mie forti emozioni». Avrebbe voluto dire, uniche. Perché Napoli ormai gli è entrata dentro e fa fatica a immaginarsi lontano da qui. Ha deciso di lasciare la panchina azzurra quando ha capito che si può vivere Napoli anche senza essere l’allenatore della squadra della città. Non ha voglia di alzare i toni, di vivere altri momenti come quelli di Bologna quando è stato a un passo dalle dimissioni. Ed è sicuro che sarebbe successo in questo terzo anno.

Napoli, l'ultimo abbraccio della scuola elementare Quarati: «Grazie Conte»E allora meglio lasciare. Per De Laurentiis la successione con Allegri, anche se lascia scontenti moltissimi tifosi azzurri, non è un azzardo: il patron rimette il Napoli, inteso come società, al centro del villaggio. Quel villaggio che fino a pochi giorni fa si chiamava non più Napoli, ma Antonio. Mettersi alle spalle Conte, il suo scudetto, la sua Supercoppa e il suo secondo posto, non sarà semplice: ma intanto la staffetta è pronta. Mentre Conte e i suoi uomini firmavano le rescissioni e la rinuncia a tutti gli stipendi previsti dal contratto, Max, il suo agente Branchini e il resto della sua compagnia trattavano la risoluzione con il Milan: poiché si sente praticamente vittima di una cospirazione iniziata molto tempo prima la caduta con il Cagliari, Allegri non vuole fare sconti a Ibrahimovic e chi tratta per lui. La base per firmare la rinuncia ai 13 milioni di euro (tutto compreso) è di ottenere subito almeno 5,5 milioni di euro. In una sola soluzione. Il punto è che al Milan si fa fatica a trovare un interlocutore: i posti vacanti sono tantissimi, come le voci. Ralf Rangnick e Oliver Glasner, Mauricio Pochettino e Ramon Planes. E un putiferio. Figurarsi trovare chi mette la firma sulla buonuscita di Allegri. Che, deve essere chiaro, non lascerà il Milan rinunciando in toto al secondo anno di contratto.I RISCHI Diciamolo: nessuno ha fretta. De Laurentiis è sicuro che Allegri troverà un’intesa col Milan. Prima o poi. Ovviamente preferirebbe la fumata bianca in queste ore, ma anche dagli Stati Uniti, quando partirà domani per farvi ritorno per prendere parte al matrimonio del ds Manna a fine giugno, può definire i dettagli di una operazione in cui tutto, anche i contorni, ormai sono definiti. Allegri ha tra le mani un biennale alle stesse cifre del Milan. Con gli inevitabili bonus. De Laurentiis voleva inserire delle clausole unilaterali di rescissione, ma Max ha chiesto di non farlo. Due anni, più un terzo anno a favore del Napoli. Ovviamente, la confusione che regna nel Milan attuale, coinvolge anche i piani del Napoli: uscire alle scoperto con un nuovo tecnico ancora con un contratto, nonostante l’epurazione, non sarebbe particolarmente delicato.LA STAFFETTA Davvero De Laurentiis non poteva scegliere qualcuno, o qualcosa, più diverso di così da Conte. Allegri è profondamente all’opposto, come persona. De Laurentiis conosce entrambi da anni. Anche Max è stato invitato a Ischia ai primi di luglio, prima della partenza per il ritiro di Dimaro-Folgarida. Non è escluso che la presentazione del nuovo tecnico slitti direttamente a luglio. Non c’è fretta, come invece per Conte. Ed è improbabile che si vada alla ricerca anche della location ad effetto per la sua prima volta a Napoli, da allenatore. In queste ore, De Laurentiis ha anche dato il via libera al suo staff: una decina di collaboratori, tra cui l’ex attaccante Corradi. Ma anche in questo caso, c’è tempo per entrare nei dettagli. Conte ha ereditato un decimo posto e la rincorsa disperata a un gruppo che sognava di andare via. Raggiunse Kvara in Germania per convincerlo a restare: Allegri non farà la stessa cosa. Non ha nessuna lista di incedibili, aziendalista com’è allenerà chi gli dirà De Laurentiis di allenare. E il suo schema si adatterà ai giocatori. Il patron non gli ha chiesto il 4-3-3, non ha neppure minimamente affrontato le questione legate al sistema di gioco: ha solo esposto un progetto di parziale ridimensionamento del monte-ingaggi. Si fa per dire: lascia Conte con i suoi 18-20 milioni di stipendi totali (compresi Oriali e tutti gli uomini del suo staff) e arriva Allegri con i suoi 12 milioni lordi a stagione (tra lui e i suoi collaboratori). Un risparmio di poco conto. Con Italiano, ma anche con Sarri (era pronto a dire sì a 2,5 milioni a stagione), l’austerity in panchina sarebbe stata reale. Intanto con Max, De Laurentiis centra il sogno di portare a Napoli tutti gli allenatori che dal 2010 hanno vinto lo scudetto in Italia. Inzaghi a parte, tutti sono diventati tecnici del patron della Filmauro.