Lorenzo Vita
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Donald Trump senza freni. In un’intervista al podcast “Pod Force One”, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che senza il suo attacco all’Iran, “Israele non esisterebbe più”. Ha detto anche che vorrebbe incontrare la Guida suprema Mojtaba Khamenei. “Mi piacerebbe incontrarlo e probabilmente ci incontreremo prima o poi, a seconda di come si evolveranno le cose”, ha detto il capo della Casa Bianca. Trump si è anche lanciato nell’affermazione secondo cui l’Iran si sarebbe impegnato a non avere armi nucleari e che i colloqui “stanno evolvendo molto bene”. Ma quello che appare chiaro è soprattutto un elemento. Perché, come accaduto più volte in questi mesi di conflitto e di (molto fragile) cessate il fuoco, l’impressione è che sia difficile trovare una strategia. E l’incertezza regna ormai sovrana su tutti i fronti mediorientali: gli stessi in cui invece, The Donald, ritiene di avere vinto o di avere raggiunto una pace definitiva.
La confusione, del resto, l’ha ammessa lo stesso Trump. Quando gli è stato chiesto di dare una risposta a chi lo critica per la sua gestione della grande crisi del Golfo Persico, The Donald non ha battuto ciglio. “È positivo se sono confusi. E gli iraniani sono confusi”. “Potrei uscire da qui, darvi una risposta, e poi 20 minuti dopo, nello Studio Ovale, rendermi conto che la mia risposta è ormai sbagliata. I fatti cambiano e le cose cambiano rapidamente”, ha detto il tycoon. E in effetti, anche gli altri leader iniziano ad avere la consapevolezza che nelle stanze di Washington a regnare è spesso l’incertezza e l’imprevedibilità. Sorprendendo tutti, Trump ha addirittura confermato di avere dato del “pazzo” a Benjamin Netanyahu per l’escalation in Libano, certificando così la veridicità delle rivelazioni di Axios che lo stesso entourage del premier israeliano aveva cercato di minimizzare. E, pur ammettendo di “lavorare bene” con “Bibi”, tutto lascia intendere che i rapporti tra i due alleati siano decisamente meno nitidi rispetto ai mesi precedenti.










