Alessandra Bruno, la 49enne morta dopo l’aggressione del marito a Misterbianco, in Sicilia, ha salvato cinque persone grazie alla donazione degli organi. La donna aveva espresso il consenso al rinnovo della carta d’identità. La sua volontà, confermata dalla famiglia, ha permesso di dare una nuova speranza a pazienti in attesa di trapianto.

Alessandra Bruno

La storia di Alessandra Bruno è una di quelle che lasciano una ferita profonda, indelebile. Ma dentro una vicenda segnata dalla violenza e dal dolore c'è anche un gesto che oggi sta dando una seconda possibilità ad altre persone. La donna di 49 anni morta dopo essere stata aggredita dal marito nella loro abitazione di Belsito, frazione di Misterbianco, in Sicilia, ha salvato cinque vite grazie alla donazione dei suoi organi.

Alessandra era stata ricoverata in condizioni gravissime all'ospedale Garibaldi Centro di Catania dopo l'aggressione avvenuta alla fine di maggio. Per due giorni i medici hanno tentato di salvarla, ma il 1° giugno è stata dichiarata la morte encefalica. L'uomo, 53 anni, è stato arrestato e l'accusa nei suoi confronti è stata successivamente aggravata in femminicidio. Quando i sanitari hanno avviato le procedure previste dalla legge, è emerso che Alessandra Bruno aveva già espresso in vita il consenso alla donazione degli organi al momento del rinnovo della carta d'identità. Una volontà che è stata rispettata e confermata anche dai familiari, in particolare dalla figlia, che ha scelto di onorare il desiderio della madre proprio nelle ore più difficili.