YANGON (AsiaNews) -– La massiccia esplosione in un magazzino che custodiva esplosivi per attività minerarie in un villaggio del nel nord-est del Myanmar, che domenica 31 maggio ha causato la morte di almeno 55 persone e il ferimento di decine di altre, è l’ennesima pagina nera della crisi profonda del Myanmar. Un Paese che cinque anni di guerra hanno già messo in ginocchio non solo per la gravissima emergenza umanitaria, ma anche per l’intreccio di interessi che aggravano la situazione sul terreno.
La gran quantità di esplosivi per le operazioni minerarie della regione. L'esplosione si è verificata intorno a mezzogiorno nel villaggio di Kaung Tat, nel comune di Namhkam, nello Stato Shan, e ha distrutto un edificio utilizzato per immagazzinare grandi quantità di esplosivi destinati alle operazioni minerarie della regione. Tra le vittime vi erano almeno sei bambini. La detonazione ha lasciato un enorme cratere: l'onda d'urto ha distrutto abitazioni non solo a Kaung Tat, ma anche nel vicino insediamento di Pan Lone.
L’organizzazione armata etnica TNLA ammette la responsabilità. Il comune di Namhkam è sotto il controllo dell'Esercito di Liberazione Nazionale Ta'ang (TNLA), un'organizzazione armata etnica che ha conquistato l'area durante un'offensiva coordinata contro la giunta militare alla fine del 2023. In un comunicato, il TNLA ha confermato la tragedia, attribuendo l'esplosione a una conservazione impropria della gelignite, un esplosivo ampiamente utilizzato nel settore minerario e che può diventare instabile e soggetta a detonazioni accidentali se conservata in modo inadeguato o per periodi troppo lunghi. Per questo la milizia ha promesso un'indagine completa, affermando che chiunque venga ritenuto responsabile dello stoccaggio non sicuro del materiale sarà chiamato a risponderne.











