HomeNewsMondiali di calcio 2026: all’Azteca il pallone volerà più veloce e il fiato finirà primaL’altitudine di Città del Messico sarà un fattore invisibile del torneo iridato: meno ossigeno per i giocatori, traiettorie diverse e ritmi da gestire fin dal debuttodi MATTEO ORSOLAN3 giugno 2026Milano, 3 giugno 2026 - L’11 giugno 2026 il Mondiale scatterà dallo stadio Azteca di Città del Messico. Sarà una festa del calcio, ma anche un banco di prova per la fisiologia umana e per le leggi della fisica. Perché a oltre 2.200 metri sul livello del mare il gioco cambia. Non nelle regole, ma nelle condizioni in cui viene praticato.

Aria più rarefatta: l'esempio alle Olimpiadi

L’altitudine della capitale messicana è infatti sufficiente per modificare sia il comportamento del corpo sia quello del pallone. Due effetti distinti che si intrecciano durante la partita: da una parte i calciatori devono fare i conti con una minore disponibilità di ossigeno, dall’altra la palla incontra meno resistenza nell’aria e tende a viaggiare più rapidamente. È un fenomeno noto da decenni agli sportivi. Non a caso Città del Messico è entrata nella storia durante le Olimpiadi del 1968, quando una serie impressionante di record venne favorita anche dalle particolari condizioni atmosferiche della quota. L’esempio più celebre resta quello dello statunitense Bob Beamon, autore di uno straordinario salto in lungo da 8,90 metri, una misura irreale, all'epoca record mondiale e tutt'ora record olimpico. Il motivo è semplice. Salendo di quota diminuisce la pressione atmosferica e l’aria diventa meno densa. La percentuale di ossigeno resta sostanzialmente invariata, ma ogni respiro contiene meno molecole disponibili per l’organismo. A circa 2.000 metri l’ossigeno utilizzabile a ogni inspirazione è già inferiore rispetto al livello del mare di circa il 15%. Una differenza che nello sport di alto livello può diventare decisiva.